I live in Vaccarizzo: prototipazione partita!

Con le “prove di prototipazione” di I live in Vaccarizzo abbiamo iniziato a scaldare i motori… Ora la comunità parte con la vera prototipazione!

Il racconto è ricco e merita di un po’ di tempo per la lettura: siete pronti?

CAPITOLO 7 

Prototyping

Lo schema di processo della Teoria U
La fase di prototipazione nello schema di processo della Teoria U per i cambiamenti sostenibili.

Comprendere i valori di una comunità: Il pellegrinaggio notturno da Vaccarizzo a Paola

Facilitare un percorso di comunità non è attività semplice. Entrare in empatia può avvenire spontaneamente con le singole persone ma la creazione di fiducia di un gruppo è ben altra sfida. In preparazione all’ultimo workshop abbiamo perciò deciso di immergerci più profondamente nel contesto, cercando di comprendere i valori profondi che guidano il senso di appartenenza della comunità. In Calabria la devozione cristiana è un fattore economico e culturale imprescindibile, un elemento di aggregazione straordinario che non potevamo ignorare. 

Il 3 maggio abbiamo perciò ripreso il volo per Vaccarizzo per partecipare alla festa dedicata a San Francesco da Paola. Tradizione locale è fare durante la notte tra il 3 e il 4 maggio un pellegrinaggio a piedi che parte da Vaccarizzo di Montalto fino a Paola. Si parte alle 4:00 del mattino e in piena notte, dotati di torce, si sale verso il bosco. C’è chi per devozione fa tutt’oggi questo percorso in mezzo al bosco scalzo. 

Inizio del pellegrinaggio notturno verso Paola
Inizio del pellegrinaggio notturno verso Paola.
foto satellitare strada da Vaccarizzo a Paola
Foto satellitare della strada nel bosco che collega Vaccarizzo a Paola

Il percorso è lungo circa 20 Km, di cui i primi 7,5 in salita, immersi in un bosco che passa da profumatissimi alberi di acacia in fiore ai castagni per arrivare in cima al primo santuario dedicato a San Francesco immersi tra frassini secolari. La luce dell’alba piano piano arriva portando con sé bagliori e colori che rendono le foglie appena nate e le cortecce dei tronchi di un verde chiaro brillantissimo. 

L’atmosfera è sospesa nel tempo, gli uccellini iniziano a cantare e tutto sembra risvegliarsi in un alone di magia. Ti guardi intorno pensando che prima o poi sbucheranno da dietro gli alberi fate, folletti, elfi e troll. La compagnia composta da una trentina di eroi, che hanno deciso di partire nonostante le previsioni meteo pessime, inizia a chiacchierare allegramente pensando al primo falò che avrebbero potuto preparare in cima alla montagna.

Immagini del cammino nel bosco di faggi secolari per arrivare al primo luogo di preghiera dedicato a San Francesco da Paola.
Immagini del cammino nel bosco di faggi secolari per arrivare al primo luogo di preghiera dedicato a San Francesco da Paola.

Dopo circa 3 ore di cammino si arriva al primo punto di preghiera: un altare bianco, semplice dietro il quale si innalza la scultura di San Francesco da Paola adornata di fiori freschi. Il tempo di qualche preghiera, voto e pensiero donato al cielo che gli uomini più attrezzati iniziano a preparare il fuoco e a distendere improvvisate tovaglie in plastica per affettare soppressate, salsicce e formaggi con cui ricaricare le batterie. C’è chi tira fuori bottiglie di vino fatto in casa e thermos con caffè ancora caldo.

Si rimane in sosta una buona mezz’ora raccontando aneddoti degli scherzi che gli anziani facevano loro da bambini le prime volte che li portavano in pellegrinaggio per aumentare il senso miracoloso dell’azione del Santo.

Unico momento che ha lasciato sgomento chi veniva da fuori della Calabria è stato quando, dopo la fine della colazione, le persone, anziché raccogliere bottiglie e bicchieri di plastica usati per metterli negli zaini e buttarli nei bidoni a valle, li hanno bruciati nel falò!!! Inconcepibile, soprattutto in un luogo di così grande bellezza ancora incontaminata. Su questo punto, legato alla sensibilità ambientale degli abitanti ci si dovrà lavorare molto seriamente.

Il cammino riprende e, nonostante sia tutto in discesa, le difficoltà aumentano: il terreno è ripidissimo, bagnato per le piogge dei giorni precedenti, molti sentieri sono smottati e i percorsi usuali vanno modificati affidandosi al senso di orientamento dei più esperti.

I sentieri sono spesso interrotti da rivoli d’acqua e la solidarietà intergenerazionale emerge potente.

La fatica si fa sentire ma il gruppo è motivato ad andare fino in fondo: gli uomini aiutano le donne, i giovani aiutano gli anziani. Si crea una catena umana che dialoga e si supporta con spirito di avventura, responsabilità e divertimento.

Il paesaggio ad un certo punto cambia all’improvviso: iniziano a vedersi felci, ginestre selvatiche in fiore, profumatissime e piene di spine, piante di asparago selvatico e l’odore di mare stuzzica le narici. Paola è all’orizzonte. Inizia ad intravedersi il Santuario di San Francesco. Alle 11:30 il gruppo compatto, stanchissimo ma felice, arriva sul piazzale della Chiesa in attesa di partecipare alla processione.

Arrivo al Santuario di San Francesco da Paola.
Arrivo dei pellegrini al Santuario di San Francesco da Paola.

Giusto il tempo di una foto di gruppo inizia a diluviare. Ci si rifugia in chiesa qualche minuto ma verso mezzogiorno si riprende il cammino per raggiungere la stazione dei treni e rientrare a Vaccarizzo.

La chiesa è gremita di gente: migliaia di persone da tutta la Calabria unite in preghiera. Il senso di devozione è tangibile e potente e fa comprendere quando potenziale ci sia nello sviluppo di servizi dedicati al turismo religioso in queste zone.

Alle 14:30 i pellegrini sono di nuovo al caldo delle proprie abitazioni, carichi dell’orgoglio di essere riusciti anche quest’anno nell’impresa.

È stata un’esperienza straordinaria che ci ha fatto capire quanto la tradizione di un pellegrinaggio sfidante come questo, aiuti a ricordarsi che la comunità esiste, che la sua forza e la sua capacità di supporto ai singoli ci siano sempre, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. La solidarietà e l’appartenenza nascono dal condividere la fatica del percorso e la gioia dei risultati. È bastato scegliere di provarci che l’accoglienza è stata immediata, anche per chi come noi era di fatto un completo estraneo fino a poco tempo prima.

Nel pomeriggio arrivano a Vaccarizzo anche Michela e Renzo e abbiamo iniziato ad allestire la sala della scuola per il nuovo workshop.

Questa volta la scuola mostra una faccia nuova: tutto è pulito e ordinato.

Il bagno funziona e funziona bene pure l’impianto di videoproiezione, i microfoni, l’amplificatore. Vasi di piante in fiore abbelliscono l’ingresso e il corridoio.

La sala della scuola pulita e attrezzata.
La sala della scuola pulita e attrezzata.

Le azioni dei singoli piano piano mostrano risultati evidenti. Il processo di cura è partito. Si può cominciare!

Prove generali dei facilitatori Renzo e Michela.
Prove generali dei facilitatori Renzo e Michela.

Il workshop

Il 5 maggio alle 10:00 si da inizio al secondo workshop con la comunità di Vaccarizzo, con la consegna del nuovo manuale di lavoro.

Questa giornata di lavoro è stata suddivisa in tre fasi:

  1. Co-sensing: riflessione in gruppo su ciò che è avvenuto nel workshop di marzo, analizzando i vari passaggi insieme. Focus sugli stakeholder chiave che hanno attivato i processi di cambiamento. Formazione dei gruppi di prototipazione.
  2. Co-inspiring: Diario personale per allineare le proprie intenzioni agli obiettivi del prototipo che si vorrà seguire. Ci si focalizzerà sul proprio Sé futuro.
  3. Co-creating: ci si divide in gruppi, uno per prototipo e si approfondisce ogni progetto con una nuova mappa 4D.
Tutti pronti per cominciare.
Tutti pronti per cominciare!
facilitatori pronti per partire
anche i facilitatori…

Co-sensing

Fatte le presentazioni dei nuovi partecipanti, Michela ha fatto un ripasso dei 4 prototipi progettati nel workshop di marzo e un ripasso dei punti chiave emersi durante la mappa 4D. Federica ha completato la presentazione illustrando gli schemi di sintesi della scultura 1 e della scultura 2 e le dinamiche più rilevanti emerse durante l’esercizio.

Lavoro in plenaria.
Lavoro in plenaria.

Sulla base di queste mappe è stato chiesto ai partecipanti di segnalare le due relazioni più forti e strategiche che ha visto crearsi nella scultura 2.

Le scelte sono state riportate in una tavola chiamata “Le alleanze future”.

Le alleanze del futuro.
Le alleanze del futuro.

Le alleanze riconosciute chiave da più partecipanti sono state:

  • MADRE TERRA – RESIDENTI
  • INFRASTRUTTURA DIGITALE – MIGLIOR FUTURO POSSIBILE
  • ANZIANI – ADOLESCENTI+BAMBINI

Anche altri soggetti sono stati ritenuti rilevanti nell’ecosistema futuro, che sono:

  • gli artigiani del legno;
  • i proprietari di immobili abbandonati;
  • gli stranieri.

Durante l’esercizio sono emerse alcune riflessioni interessanti:

  • madre terra non è il passato ma è la base su cui ripartire, su cui progettare il futuro, anche con l’aiuto della tecnologia;
  • i residenti sono un punto di forza dell’ecosistema: tutti devono avere un ruolo;
  • importante potenziare l’infrastruttura digitale per non far allontanare i giovani;
  • i giovani dovranno fare proprie anche le tradizioni per tenere vivo un legame tra passato e futuro. Il rapporto tra giovani e anziani è chiave.

Dopo questa prima lettura abbiamo introdotto i 4 prototipi, ponendo l’attenzione sul ruolo dei 5 stakeholder che attivarono il processo di cambiamento dalla scultura 1 alla scultura 2. Abbiamo avviato una votazione che indicasse la rilevanza del ruolo di ogni stakeholder per l’attuazione dei progetti. Ciò che ne è emerso è un legame di interdipendenza tra madre terra e i residenti in tutti e 4 i prototipi, e la consapevolezza del proprio ruolo e della responsabilità individuale sull’avviamento delle attività.

Gli stakeholder chiave per i prototipi
Gli stakeholder chiave per i prototipi.

Finite le votazioni si è proceduto a creare 3 gruppi di lavoro sui tre prototipi più complessi, ovvero “la valorizzazione della montagna”, la “socializzazione” e “Vaccarizzo da assaggiare”. A questo punto si è andati in pausa e ne abbiamo approfittato per fare un pranzo in piedi a buffet nel corridoio della scuola. Ogni famiglia si è organizzata per allestire lo spazio e preparare qualche piatto speciale fatto in casa.

Buffet preparato dalle famiglie del borgo.
Buffet preparato dalle famiglie del borgo.

Co-inspiring: journaling

Verso le 14:00 il lavoro riprende in plenaria. Si lavora individualmente e in modo riservato con il proprio manuale, per rispondere ad una serie di 17 domande molto personali.

L’esplorazione è sul Sé passato, presente e futuro. Su ciò che ci rende felice e cosa ci frustra, cosa dovremo lasciare andare e imparare, su quale impronta vogliamo lasciare e quale futuro sentiamo stia emergendo.

Arrivati alla 10° domanda si fa una pausa per affrontare un percorso ancora più intimo e riflessivo, dove si abbandona la testa e si inizia ad ascoltare il corpo.

Renzo guida una sessione di Mindfulness per portare i partecipanti dall’ascolto di sé verso un viaggio nel loro futuro.

Carichi delle immagini visualizzate durante la meditazione si procede a rispondere alle ultime 6 domande che guidano i partecipanti a fissare sul manuale le proprie risorse, i 4 compagni di viaggio, gli obiettivi che ci si vuole portare a casa e i primi passi da compiere.

17 domande
Il gruppo impegnato a rispondere alle 17 domande.

Benché all’inizio si temesse un rifiuto di questo tipo di lavoro, i partecipanti hanno reagito in modo molto positivo, impegnandosi a fondo a rispondere. Questa modalità è stata seguita senza difficoltà da persone di ogni età, da Ugo Mattia, bimbo di 9 anni e mezzo, fino ai partecipanti adulti più maturi.

Co-creazione: approfondimento sui 3 prototipi

Svolto l’allineamento tra il Sé futuro e i prototipi per lo sviluppo del borgo, i tre gruppi si sono separati per lavorare sui prototipi.

Ogni gruppo ha dovuto ridefinire 8-10 stakeholder chiave per il proprio prototipo, partendo da quelli usati nella mappa 4D generale, profilandone meglio ruoli e competenze.

Si è proceduto così a rifare una mappa 4D per ogni singolo prototipo, partendo dalla configurazione di una scultura 1 che rappresentasse lo stato attuale, e guidando i partecipanti verso il cambiamento necessario per comporre una scultura 2 che rappresentasse il futuro desiderato.

Scultura 1 della mappa 4D del prototipo "Vaccarizzo da assaggiare".
Scultura 1 della mappa 4D del prototipo “Vaccarizzo da assaggiare”.
Scultura 2 della mappa 4D del prototipo "Vaccarizzo da assaggiare"
Scultura 2 della mappa 4D del prototipo “Vaccarizzo da assaggiare”.

Completate le sculture ci si è messi intorno al tavolo per analizzare questi punti:

  • le frasi dette in scultura 1 e scultura 2
  • chi si è mosso per primo
  • quali differenze c’erano tra scultura 1 e scultura 2

e sintetizzare questi elementi del progetto:

  • idea chiave da sviluppare
  • i perché, i credo forti che motivano l’idea proposta
  • le esigenze soddisfatte dal prototipo
  • gli stakeholder coinvolti
Momenti di confronto nel tavolo di prototipazione del team "Vaccarizzo da assaggiare".
Momenti di confronto nel tavolo di prototipazione del team “Vaccarizzo da assaggiare”.

Ogni gruppo ha poi dovuto scrivere un cartellone con i punti chiave della presentazione da fare in plenaria, definire i prossimi passi indicando le azioni da fare, il responsabile dell’attività e la scadenza entro cui eseguire il compito.

Momento di lavoro nei tavoli di prototipazione. Team "Socializzazione".
Momento di lavoro nei tavoli di prototipazione. Team “Socializzazione”.

Completati i cartelloni si è tornati tutti in plenaria per la presentazione dei prototipi ri-configurati e la raccolta dei feedback dal gruppo.

La ripetizione del processo della mappa 4D sui singoli progetti ha permesso di raggiungere un livello di dettaglio superiore e di far emergere nuove priorità su cui lavorare, quali:

  • alzare gli standard per rendere il borgo attraente per loro e i nuovi potenziali residenti;
  • individuare dei project manager per gestire i progetti;
  • profilare i clienti target dei progetti per comprendere meglio bisogni e desideri da soddisfare;
  • raccogliere informazioni su normative e competenze professionali diffuse sul territorio;
  • censire le risorse disponibili sul territorio da riconvertire;
  • censire le attività d’impresa presenti sul territorio da mettere in rete e da cui imparare a produrre in modo professionale;
  • gestire i progetti con una visione imprenditoriale per creare un’economia capace di far sviluppare il territorio.

Durante questo laboratorio la presenza di Ugo, il bambino, e di altri giovani ragazzi, ha permesso agli adulti di lavorare alla pari con loro e di comprendere che se li si tratta da adulti, anche loro sono in grado di contribuire in modo sostanziale e innovativo ai progetti. La capacità di visione, lo spirito critico e la progettualità non hanno età.

Lavoro di gruppo intergenerazionale!
Lavoro di gruppo intergenerazionale!

Come in ogni seminario la giornata si è conclusa con la condivisione di ciò che ognuno si è portato a casa dalla giornata e con un ringraziamento.

Ora il futuro del borgo è tutto nelle loro mani e nella loro capacità di mantenere fede agli impegni presi con la comunità.

Forza Vaccarizzo!

Tutti in plenaria ad ascoltare le presentazioni dei tre prototipi.
Tutti in plenaria ad ascoltare le presentazioni dei tre prototipi.

PROTOTIPO: LA VALORIZZAZIONE DELLA MONTAGNA

 

Presentazione in plenaria del prototipo "Valorizzazione della montagna"
Presentazione in plenaria del prototipo “Valorizzazione della montagna”
Valorizzazione Montagna
Cartelloni del prototipo “La valorizzazione della montagna”
Valorizzazione montagna sintesi
Presentazione e sintesi del prototipo “Valorizzazione della montagna”

PROTOTIPO: SOCIALIZZAZIONE

 

Presentazione in plenaria del prototipo "Socializzazione"
Presentazione in plenaria del prototipo “Socializzazione”.
Cartelloni del prototipo "Socializzazione"
Cartelloni del prototipo “Socializzazione”
Presentazione e sintesi del prototipo "Socializzazione"
Presentazione e sintesi del prototipo “Socializzazione”

PROTOTIPO: VACCARIZZO DA ASSAGGIARE

 

Presentazione in plenaria del prototipo "Vaccarizzo da assaggiare"
Presentazione in plenaria del prototipo “Vaccarizzo da assaggiare”
Cartelloni del prototipo "Vaccarizzo da assaggiare"
Cartelloni del prototipo “Vaccarizzo da assaggiare”
Presentazione e sintesi del prototipo "Vaccarizzo da assaggiare"
Presentazione e sintesi del prototipo “Vaccarizzo da assaggiare”

I saluti finali

Applausi a chiusura delle presentazioni per il grande impegno e lavoro fatto insieme.
Applausi a chiusura delle presentazioni per il grande impegno e lavoro fatto insieme.
Foto di gruppo
Foto di gruppo.

Sei curioso di sapere come andrà a finire? 

Lo sviluppo dei prototipi ora è nelle loro mani. Anche senza la facilitazione diretta di BRIT la comunità è pronta per mettersi alla prova e guidare in autonomia il proprio processo di trasformazione.

Commetteranno errori? Probabilmente sì, ma fa parte del processo di apprendimento. Se non si arrenderanno davanti alle prime difficoltà, se avranno la forza di continuare a credere nella comunità e nell’impegno responsabile dei singoli, tutto potrà impattare in modi ora inimmaginabili.

Continuate a seguirci perché noi continueremo a seguirli per un po’, monitorando le attività operative… Quindi aspettatevi qualche altro capitolo del diario.

Nel frattempo, per sapere in tempo reale cosa fanno gli abitanti di Vaccarizzo  continuate a seguire la pagina Facebook I live in Vaccarizzo. Mai come ora rimanere in contatto servirà a far sentire la vicinanza di chi crede nel loro impegno.

Se sei interessato anche ad altre iniziative per la rinascita di borghi e dimore storiche a rischio abbandono, seguici sulla nostra Community BRIT – Save the building Make your business.

Infine, se vuoi saperne di più sul metodo di lavoro che abbiamo applicato, scrivici nel modulo qui sotto. Ti ri-contatteremo per conoscerci e rispondere a qualunque tua curiosità.

I live in Vaccarizzo: le prove di prototipazione

Nell’articolo del 18 giugno scorso, vi abbiamo sintetizzato la genesi dei primi “prototipi” su cui la comunità di Vaccarizzo ha scelto di investire per lo sviluppo dei futuri possibili del borgo:

  1. La valorizzazione della montagna

  2. La rifioritura di Vaccarizzo

  3. Socializzazione

  4. Vaccarizzo da assaggiare

In questo nuovo racconto condividiamo con voi il dietro le quinte delle “prove di prototipazione” di I live in Vaccarizzo: una fase importante di trasformazione attiva, dove la comunità ha messo in pratica nuovi comportamenti per elaborare le idee e  le consapevolezze emerse durante il primo workshop.

Cosa avranno architettato? Curiosi?

Buona lettura!

CAPITOLO 6

Prove di prototipazione

L’esplorazione delle risorse e delle criticità della montagna

Il workshop del 30 marzo ha attivato tanta energia fin dal primo istante: il 31 marzo infatti inizia subito l’esplorazione del parco naturale e la sperimentazione di nuovi usi dei luoghi urbani.

All’alba Franco Adamo accompagna Federica a vedere il parco naturale sulla montagna di Vaccarizzo.

Durante il percorso sono state avvistate:

  • mucche al pascolo libero nel bosco;
  • il bosco di castagno per la produzione di legname e pellet; 
  • il bosco dei faggi secolari;
  • le piante di vischio, viole e pervinche;
  • fonti con acqua di sorgente e i serbatoi di stoccaggio dell’acqua; 
  • il laghetto con esemplari vivi degli antichi tritoni;
  • il parco avventura, l’area picnic e barbecue, il parco giochi e l’anfiteatro abbandonati;
  • vari edifici abbandonati ma in posizioni dalla vista meravigliosa sulla vallata.

Unica nota distonica nel panorama: il pattume abbandonato vicino ai cassonetti e nei falò spontanei fatti dai pellegrini.

Il parco naturale
Le meraviglie del parco naturale nei dintorni di Vaccarizzo.

Questa esplorazione ha permesso di comprendere i punti di forza, le criticità e le opportunità di sviluppo delle tante risorse che il magico mondo del bosco mette a disposizione.

L’esplorazione delle risorse storiche e culturali da valorizzare

Alle 10:00 tutta la comunità si ritrova invece nella Chiesa di San Rocco, non per la messa domenicale, ma per assistere ad un concerto di musica classica dedicata a Ruggero Leoncavallo, compositore che trascorse nel vicino Montalto Uffugo gran parte della sua infanzia fino all’età adulta e dove compose la famosa opera “I Pagliacci”.

Con grande meraviglia si scopre l’idoneità di questo spazio sacro ad accogliere concerti grazie alla sua ottima acustica.

Concerto nella chiesa di San Rocco
Concerto nella chiesa di San Rocco dedicato alle arie più famose di Leoncavallo.

A fine mattinata Donna Letizia invita a pranzo nella sua dimora antica un gruppo di 50 persone del Touring Club, mostrando loro il piccolo museo che ha realizzato con i cimeli dell’attività di produzione di tessuti e velluti in seta che un tempo si svolgevano nella filanda di proprietà della famiglia del marito.

Casa museo di Donna Letizia
La dimora storica e il museo di famiglia di Donna Letizia.

L’esplorazione delle risorse e delle criticità dell’accessibilità e delle infrastrutture del territorio

Terminato il festoso pranzo domenicale siamo ripartiti verso Lamezia Terme per i voli di rientro. Questa è stata un’occasione per verificare i collegamenti e i servizi di accoglienza del territorio. Vaccarizzo di Montalto purtroppo dipende dalla disponibilità delle famiglie locali ad accompagnarti in auto all’aeroporto. Nessun mezzo pubblico serve il borgo e la stazione dei treni più vicina è a Castiglione Cosentino, a circa 20 Km.

Stazione di Castiglione Cosentino
Stazione di Castiglione Cosentino.

Arrivati a Lamezia si scopre con stupore che aeroporto e stazione dei treni sono ben collegati con una navetta ogni 15-20 minuti e che in prossimità della stazione è possibile trovare B&B dotati di servizi all’altezza del turismo internazionale.

Bed and Breakfast a Lamezia Terme.
Bed and Breakfast a Lamezia Terme con self check-in.
Aeroporto di Lamezia Terme
Aeroporto di Lamezia Terme.

Le prime attività di gruppo: comunicazione, storytelling e cura dello spazio urbano

Nonostante la nostra assenza fisica sul posto, la comunità ha iniziato ad organizzarsi per avviare i prototipi dando seguito alle azioni che avevano individuato nel prossimo passo.

La pagina Facebook è stata usata per raccontare ogni attività non solo alla comunità del borgo ma a tutti gli amici, parenti e sostenitori che li seguivano a distanza.

Durante il mese di aprile, approfittando delle vacanze pasquali, tanti passi sono stati fatti.

Un gruppo si è occupato del censimento degli immobili inutilizzati del borgo e ha iniziato a contattare i loro proprietari per verificare la disponibilità a metterli a reddito.

Il 16 aprile la trasmissione “Buongiorno Regione del Tg3 Calabria” ha mandato in missione un suo giornalista per andare a scoprire Vaccarizzo. La comunità si è organizzata per allestire nella piazzetta un’esposizione dei suoi prodotti tipici, dell’artigianato artistico e della musica popolare. https://www.facebook.com/piero.sciammarella/videos/10212968039215572/UzpfSTg0NDUxMzc2OTIxNzUyMTo4NjAxNjE0NTc2NTI3NTI/

TG 3 Calabria - Buongiorno Regione
La comunità radunata nella piazzetta per la trasmissione Buongiorno Regione del TG3 Calabria.
Artigiani di Vaccarizzo
Esposizione delle produzioni artigianali tipiche di Vaccarizzo.

Il 24 aprile, infine, un gruppo di volontari dell’Associazione culturale si è ritrovata per creare nuove aiuole piene di fiori, sia lungo le strade sia nei giardini delle abitazioni, per sperimentare una prima tappa della “Rifioritura di Vaccarizzo”. In uno degli incontri preparatori è nata la volontà degli abitanti di occuparsi personalmente della pulizia delle strade dalle erbacce una volta al mese, senza attendere che fosse una ditta mandata dal Comune farlo.

La rifioritura di Vaccarizzo
La “rifioritura” di Vaccarizzo realizzata dai suoi abitanti.

Come andrà a finire? Continua a seguirci.

Come avete capito energia ed aspettative crescono di pari passo giorno dopo giorno. L’azione guida altre azioni… Questa è la vera forza dei prototipi.

Siamo solo all’inizio. Il bello deve ancora arrivare, perciò se sei interessato a mantenerti aggiornato su quello che accade nel borgo di Vaccarizzo seguici qui nella pagina Facebook I live in Vaccarizzo.

Se invece sei interessato ad altre iniziative per la rinascita di borghi e dimore storiche a rischio abbandono, seguici sulla nostra Community BRIT – Save the building Make your business.

Infine, se sei interessato al metodo di lavoro che stiamo applicando, scrivici nel modulo qui sotto. Ti ri-contatteremo per conoscerci e rispondere a qualunque tua curiosità.

I live in Vaccarizzo: la generazione dei prototipi di sviluppo

Nell’articolo del 12 giugno vi abbiamo rivelato la Sfida di “I live in Vaccarizzo”: Immaginare e progettare insieme la Visione Futura del borgo.

Dopo le interviste e la prima esplorazione finalmente è arrivato il momento di lavorare insieme alla comunità per far emergere nuovi scenari di futuro e attivare la generazione di prototipi di sviluppo.

Ecco come è andata! Buona lettura

CAPITOLO 5

Il futuro che emerge: la generazione di prototipi di sviluppo con il Current Reality Movie e la mappa 4D

 

0. La preparazione

Ebbri di tutta l’attenzione ricevuta dai media abbiamo preparato il materiale per lavorare con la Comunità di Vaccarizzo.

Primo passo:

Abbiamo tradotto tutti i documenti del Presencing Institute Toolkit in Italiano per creare una manuale di lavoro da condividere con gli abitanti del paese e usare come guida.

Secondo passo:

abbiamo lavorato con gli attivisti del territorio per individuare i ruoli chiave con cui lavorare. Dopo lunghe riflessioni abbiamo scelto questi:

  1. RESIDENTE DEL BORGO
  2. LA “LOCANDIERA”
  3. IL PROPRIETARIO DEL BAR
  4. IL MEDICO DI PAESE
  5. BAMBINI 0-10
  6. ADOLESCENTI 11-18
  7. LA MAESTRA ELEMENTARE
  8. PRESIDENTE ASSOCIAZIONE VACCARIZZO
  9. ORGANIZZATORE FESTE E SAGRE LOCALI
  10. IL PROFESSIONISTA
  11. AGRICOLTORE
  12. ARTIGIANO DEL LEGNO
  13. L’EMIGRANTE DI RITORNO
  14. INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITA’
  15. GESTORE DELLA RACCOLTA RIFIUTI
  16. INFRASTRUTTURA DIGITALE
  17. PROPRIETARIO DI IMMOBILE ABBANDONATO

Terzo passo:

è stato scelto l’unico luogo del borgo che avrebbe potuto ospitare 20-30 persone insieme. La scuola elementare abbandonata da 10 anni, oggi usata dall’Associazione culturale Vaccarizzo per le sue riunioni. Un luogo senza riscaldamento e senza acqua nei bagni, dotata solo di energia elettrica per attivare le luci e una stufetta elettrica. Nonostante le caratteristiche poco accoglienti della location, abbiamo preferito usare questa occasione per avviare con la nostra presenza una “prova di riuso” di uno spazio da rivitalizzare. I volontari dell’Associazione si sono organizzati per pulire gli spazi, portare la stufetta elettrica e delle taniche d’acqua per il bagno, recuperare tavoli, sedie e tutte le attrezzature necessarie per fare il workshop.

Quarto passo:

abbiamo preso “il volo” e siamo andati a Vaccarizzo!

 

La scuola abbandonata.
La scuola abbandonata di Vaccarizzo.

* * *

Sabato 30 marzo si svolge il primo workshop con gli abitanti di Vaccarizzo.

La curiosità, la voglia di contribuire, di esserci si è sentita fortissima. Si sono presentati alla scuola quasi 40 persone per partecipare, vedere, ascoltare. Su una comunità di 500 abitanti avevamo rappresentato l’8% della popolazione!

L’agenda della giornata:

Abbiamo programmato un lavoro suddiviso in tre fasi.

  1. La mattina abbiamo fatto una veloce introduzione dei principi base della teoria U e poi eseguito il CRM – Current Reality Movie.
  2. Nel pomeriggio abbiamo guidato la mappatura 4D e le sessioni in piccoli gruppi per lo sviluppo dei primi 4 prototipi.
  3. In conclusione abbiamo fatto un primo piano d’azione per avviare i prototipi.

Il riscaldamento:

La mattina, per scaldare il gruppo che ci vedeva per la prima volta e non conosceva i fondamenti su cui si basa la teoria U, abbiamo coinvolto tutti in una sessione di presentazioni reciproche per aneddoti brevi, e successivamente abbiamo chiesto loro quali soluzioni pratiche adottavano nella vita per spegnere le tre vocine sabotanti del Giudizio, del Cinismo e della Paura.

All’inizio le persone erano timide e sembravano aver timore nell’esprimersi. Piano piano i primi due hanno preso coraggio e hanno iniziato a parlare. Come in un domino uno alla volta anche gli altri hanno iniziato a fare lo stesso e si è rotto il ghiaccio, permettendo al gruppo in ascolto di comprendere che avevano già in mano tanti strumenti per seguire con consapevolezza e semplicità il percorso che avevamo preparato per loro.

presupposti teoria U
5 presupposti della teoria U per lavorare in modo proficuo in gruppo.

1. Il Current Reality Movie (CRM)

Finito il riscaldamento abbiamo iniziato il CRM, uno strumento che aiuta a comprendere la realtà attuale di un ecosistema, in particolare aiuta a descrivere come vedono la situazione i protagonisti coinvolti nella sfida.

Il gruppo è partito imbarazzato ma poco alla volta ha iniziato a comprendere il gioco di ruolo e a divertirsi.

Current Reality Movie
i partecipanti durante il Current Reality Movie.

 

Dall’esercizio sono emersi molti spunti di riflessione sui ruoli chiave dell’ecosistema locale, e sulle emozioni che guidano all’azione i cittadini.

Riflessioni sui ruoli:

Nessuno voleva fare il presidente dell’associazione di Vaccarizzo. Abbiamo capito che i ruoli di responsabilità fanno paura.

In tre donne si sono alzate per svolgere il ruolo degli adolescenti, esprimendo da una parte grande voglia di crescita e dall’altra la percezione che a Vaccarizzo non ci sia nulla da fare di interessante e che per divertirsi basta andare al McDonald in una città grande vicina.

Abbiamo scoperto che il medico è sempre irreperibile, che il barista è svogliato e non mette amore nel fare le cose. Il luogo di aggregazione più accogliente, sentito e vissuto è la locanda del circolo.

Arrivati alla fine dell’assegnazione dei ruoli base, i partecipanti hanno voluto introdurre un 18° ruolo: quello degli anziani del borgo, per loro importanti punti di riferimento per la memoria storica del paese.

Riflessioni sulle emozioni:

Per ciò che riguarda le emozioni vissute e trasmesse dai partecipanti, si è percepita una comunità che lotta tra due forze opposteda una parte emerge un grande senso di frustrazione, dall’altra una grande voglia di riscatto.

La mancanza di tutto, a partire da servizi per la mobilità, nutre il pessimismo, la rassegnazione a pensare di andare “fuori” per trovare un futuro, il senso di squallore guardandosi intorno per come hanno lasciato andare le cose, tristezza per l’assenza della vivacità che solo i bambini sanno dare. Si aspettano che sia il Comune a “dover” fare le cose e credono che senza l’avvallo dell’amministrazione non “possano fare nulla”.

Allo stesso tempo dimostrano un grande senso di appartenenza (“Vaccarizzo Nui”), la voglia di ricongiungersi alle proprie radici (“Home is where the heart is”), desiderano il riconoscimento delle proprie risorse ambientali, a partire dal legno di castagno, e la valorizzazione delle loro tradizioni. Comprendono il valore delle infrastrutture digitali e della mobilità per progettare il futuro e desiderano che l’efficienza arrivi anche da loro per riconnettersi al mondo.

* * *

Il valore delle pause:

Dopo il primo step, non poteva mancare il momento di pausa e condivisione fondamentale per ogni italiano: mangiare insieme i piatti tipici del luogo. Anche questa è cultura, identità, accoglienza e senso di comunità.

Cibo condiviso con la comunità
Momenti di condivisione del cibo con i membri della comunità.

Nel pomeriggio, nonostante la pancia piena e la digestione in atto, il lavoro è ripreso con grande energia, curiosità e desiderio di contribuire. 

2. La mappa 4D e la generazione dei prototipi

Abbiamo lavorato con uno strumento chiamato mappa 4D, una specie di gioco di ruolo che permette di “vedere” tre situazioni chiave:

  1. le dinamiche interne agli stakeholder coinvolti nella sfida OGGI;
  2. le dinamiche di trasformazione necessarie per trovare un nuovo equilibrio di sistema che generi energia, benessere, sviluppo, felicità diffusi;
  3. lo scenario FUTURO dell’ecosistema a sfida vinta.

Per chi fosse interessato ad approfondire il metodo trovate un video e la descrizione a questo link: 4D mapping.

Mindfulness
Momenti di mindfulness per concentrarsi e allinearsi.

Ritrovata la concentrazione abbiamo rivisto i ruoli e integrato “Il miglior futuro possibile”, “Madre terra” e assegnato il ruolo di “chi non ha voce” agli Adolescenti.

Per scelta NON abbiamo inserito il Sindaco, la figura che rappresenta la Pubblica amministrazione. La cosa ha creato all’inizio molto sconcerto fra i partecipanti, come se gli avessimo tolto un punto di riferimento. Abbiamo chiesto loro di fare uno sforzo, di uscire dalla loro area di comfort e vedere che cosa sarebbe successo senza quello stakeholder.

La vera sfida della mappa 4D: rivedere la comunità, i suoi equilibri, il suo potenziale e la progettualità che poteva creare in autonomia senza l’intervento del pubblico.

Gruppo di lavoro nella sala della scuola.
Il gruppo di lavoro al completo nella grande aula della scuola.

La prova ha dato risultati stupefacenti.

https://www.facebook.com/pg/IliveinVaccarizzo/photos/?tab=album&album_id=850615375274027

4D map. Scultura 1: Vaccarizzo Oggi
4D mapping – Costruzione della scultura 1: Vaccarizzo oggi.
Scultura in costruzione
I personaggi iniziano a muoversi e a collocarsi nello spazio.
4D mapping - Vaccarizoz futura
4D mapping – Costruzione Scultura 2: Vaccarizzo futura.
4D map: le frasi degli stakeholder
4D mapping: i pensieri degli stakeholder prima e dopo la trasformazione da scultura 1 a scultura 2.

Il Dialogo Generativo:

Il Dialogo Generativo guidato dopo la creazione delle sculture si è focalizzato sull’analisi delle dinamiche di trasformazione tra lo status quo e il miglior futuro possibile. Gli elementi chiave da far emergere erano chi ha attivato il processo di trasformazione e quando è avvenuto, le differenze tra la scultura 1 e la scultura 2, ciò che li aveva sorpresi e ciò che secondo loro non era stato detto. Ecco cosa hanno risposto.

Gli stakeholder che hanno avviato il processo di trasformazione dallo status quo (scultura 1) allo scenario futuro (scultura 2) sono stati in sequenza:

  1. madre terra
  2. gli adolescenti
  3. i residenti del borgo
  4. il presidente dell’Associazione Vaccarizzo
  5. i bambini

Il momento chiave che ha acceso il motore della trasformazione è stata la presa di consapevolezza che “il miglior futuro possibile” esistesse.

Avere una figura che incarnasse questo ruolo è stato fondamentale per far visualizzare un movimento verso il futuro. Alla parola “cambiate!” pronunciata dal facilitatore il flusso si è attivato.

Abbiamo visto che i bambini hanno la forza di andare verso il cambiamento quando si sentono sicuri e protetti.

Tutti gli stakeholder si sono accorti che l’ “unione fa la forza” e che “vedere il sistema” aiuta a capire cosa fare e come muoversi.

Le differenze sostanziali che i partecipanti hanno notato dalla scultura 1 alla scultura 2 riguardavano la forma, l’equilibrio fra le parti e le relazioni interne comunicate attraverso posizione dei soggetti nello spazio, la direzione degli sguardi e dei corpi, la vicinanza/lontananza tra i soggetti, il contatto con le braccia, la postura dei singoli e dei gruppi aggregati .

La scultura 1 rifletteva disomogeneità, casualità, inconsapevolezza, difficoltà, disgregazione.

La scultura 2 rifletteva un’immagine più ricercata, relazionale, trasmetteva unione, speranza, compattezza, una finalità, un progetto, una scelta, la consapevolezza dei ruoli, il senso di una rete, affinità fra ruoli di ambito, la consapevolezza della terra come risorsa, e che i giovani e “il miglior futuro possibile” sono due poli chiave dell’ecosistema.

4D mapping differenze tra scultura 1 e scultura 2
4D mapping – Schemi di posizionamento degli stakeholder nello spazio in Scultura 1 e Scultura 2.

Che cosa ha maggiormente sorpreso i partecipanti:

  • anziani e madre terra si sono sentiti importanti;
  • la forte relazione tra adolescenti e il futuro;
  • hanno sentito la voglia di migliorare le cose;
  • hanno sentito che mettendosi in discussione emerge il futuro;
  • si sono sentiti incitati a “vivere”, senza rassegnazione;
  • nella scultura 2 si è sentita un’apertura allo “straniero”, tema nuovo per Vaccarizzo;
  • chi svolgeva il ruolo di “colui che non ha voce”, in questo caso gli adolescenti, è stato il primo a muoversi e gli altri lo hanno seguito: ha fatto il leader.

E’ importante sottolineare anche che cosa non è stato detto durante la creazione dello scenario futuro:

  • la valorizzazione dei prodotti eno-gastronomici;
  • mancano le istituzioni, il sindaco, il ruolo pubblico;
  • connessione al divertimento;
  • l’unica figura che non si è mossa è “il miglior futuro possibile”;
  • il denaro.

Al termine di questa fase di riflessione su ciò che è accaduto, i partecipanti sono stati suddivisi in 4 gruppi. Ogni gruppo è stato invitato a riflettere e approfondire autonomamente ciò che ha vissuto durante l’esercizio della mappa 4D, per generare 4 progetti, 4 prototipi di azioni strategiche da attuare nel borgo per realizzare lo scenario futuro.

Tavoli di prototipazione
Tavoli di prototipazione.
tavoli di prototipazione
Tavoli di prototipazione.

Ecco una sintesi dei 4 prototipi generati:

1# La valorizzazione della montagna, 2# La rifioritura di Vaccarizzo, 3# Socializzazione, 4# Vaccarizzo da assaggiare.

* * *

PROTOTIPO #1

La valorizzazione della Montagna

Il prototipo ha messo al centro del progetto il recupero del parco naturale.

 

Valorizzazione della montagna
Presentazione prototipo “Valorizzazione della montagna”.

I partecipanti hanno individuato queste azioni chiave:

  • la valorizzazione di flora e fauna;
  • il recupero del parco giochi;
  • la creazione di piste ciclabili;
  • creazione di itinerari di trekking.

Per finalizzare questi obiettivi hanno evidenziato alcune azioni preparatorie necessarie:

  • recupero degli immobili esistenti nel parco;
  • prepararsi all’accoglienza turistica creando luoghi di soggiorno e riattivando la produzione di prodotti agro-alimentari locali;
  • ripopolare il borgo.

Queste attività porteranno alla creazione di lavoro e di un indotto economico in ambito agricolo, edile ed artigianale.

* * *

PROTOTIPO #2

La rifioritura di Vaccarizzo

Questo prototipo mette al centro madre terra. Il fiore e la rifioritura sono metafora di rinascita.

 

Presentazione prototipo "La rifioritura di Vaccarizzo"
Presentazione prototipo “La rifioritura di Vaccarizzo”

Gli abitanti vogliono partire con un gesto simbolico: creare nuove aiuole dove piantare fiori sia nelle proprie abitazioni sia negli spazi pubblici, rilanciando Vaccarizzo come “il Borgo più fiorito della Calabria”. Madre terra in questo progetto è declinata con la bellezza dei fiori: prendersi cura dello spazio pubblico e riportare bellezza diventeranno lo specchio di una rigenerazione tangibile.

 

* * *

PROTOTIPO #3

Socializzazione

Il prototipo mette al centro il rapporto tra madre terra e i giovani, proponendo la creazione di luoghi di aggregazione innovativi che rispettino il territorio e ne valorizzino le risorse naturali e agricole.

 

Presentazione prototipo "Socializzazione"
Presentazione prototipo “Socializzazione”

 Ecco qualche esempio di attività proposto:

  • una fattoria didattica;
  • orti;
  • aree verdi;
  • una piscina per stare insieme;
  • aree pic-nic;
  • cinema.

Il progetto pone gli adolescenti come attuatori del processo di innovazione, mettendo a disposizione le loro competenze digitali per far conoscere il territorio e vendere le produzioni agricole locali.

* * *

PROTOTIPO #4

Vaccarizzo da assaggiare

Questo prototipo mette al centro la valorizzazione delle tradizioni eno-gastronomiche locali come driver per la promozione turistica integrata del territorio.

 

Presentazione prototipo "Vaccarizzo da Assaggiare"
Presentazione prototipo “Vaccarizzo da Assaggiare”

La gastronomia è vista come elemento identitario e come servizio che accomuna i bisogni di una ricettività diffusa e diversificata. 

Il suo sviluppo può infatti avere ricadute in tutti questi settori:

  • turismo religioso e naturalistico;
  • ristorazione diffusa;
  • produzione agricola alla base dei prodotti tipici locali;
  • artigianato legato alla trasformazione e conservazione degli alimenti;
  • recupero di patrimonio immobiliare fortemente caratterizzante per la creazione di luoghi di ristorazione, punti vendita di prodotti e albergo diffuso;
  • recupero e valorizzazione degli antichi ricettari tramandati nelle famiglie da generazioni;
  • formazione per la trasmissione di conoscenze e competenze alla nuove generazioni;
  • attività ricreative.

Le donne del borgo sono le protagoniste di questo prototipo in quanto custodi delle ricette storiche e delle abilità necessarie per la creazione di un protocollo che identifichi la tipicità e unicità dei piatti di Vaccarizzo.

3. Il Prossimo passo

Al termine delle presentazioni abbiamo scelto uno dei quattro prototipi per mostrare ai partecipanti come avviare la pianificazione del “Prossimo Passo” e dare corpo alle proposte prendendosi un impegno con se stessi e la comunità.

Definizione del prossimo passo tutti insieme in plenaria.
Definizione del prossimo passo tutti insieme in plenaria.

Abbiamo compilato insieme una tabella dove abbiamo riportato:

  • le azioni prioritarie da fare per l’avviamento del prototipo,
  • gli stakeholder che si sarebbero fatti carico del coordinamento delle attività;
  • le date entro cui avrebbero dovuto completare le attività.
Il prossimo passo del prototipo "Vaccarizzo da assaggiare".
Il prossimo passo del prototipo “Vaccarizzo da assaggiare”.

Ovviamente la giornata non si sarebbe potuta concludere senza la condivisione del cibo:

Cena tutti insieme nel bar del paese.
Cena tutti insieme nel bar del paese.

Mettersi in discussione smuove energie potenti.

Ora è tempo di metabolizzare tutte le ispirazioni avute durante questa intensissima giornata per far maturare le idee emerse nelle sessioni di prototipazione …

Stay tuned!!!

* * *

Se sei interessato a mantenerti aggiornato su quello che accade nel borgo di Vaccarizzo seguici qui nella pagina Facebook I live in Vaccarizzo.

Se sei interessato ad altre iniziative per la rinascita di borghi e dimore storiche a rischio abbandono seguici sulla nostra Community BRIT – Save the building Make your business.

Per qualunque informazione o approfondimento sul metodo di lavoro che stiamo applicando scrivici:

Vaccarizzo non è più invisibile grazie ai social e al Sole24Ore

Dopo la prima esplorazione del primo marzo abbiamo compreso quanto Vaccarizzo fosse invisibile e sconosciuto fuori dalla stretta cerchia delle famiglie locali.

Abbiamo così iniziato a lavorare su identità e relazioni: condividere ciò che si fa nel borgo sui social e la stampa è un’azione che permette  di fare entrambe le cose contemporaneamente.
Ecco cosa è accaduto…

CAPITOLO 4

La pagina Facebook e il rapporto con la stampa e i media

 

Subito dopo le Interviste agli abitanti è nata l’esigenza di coinvolgere la comunità nel progetto e dare un nome al percorso che avremmo intrapreso insieme.

Primo passo: allargare l’extended team includendo altre 4 persone del territorio.

Le new entry sono:

  • Concetta Porchia, presidente dell’associazione culturale Vaccarizzo;
  • Davide Lauria, giovane avvocato molto attivo sul territorio;
  • l’architetta olistica Giada Mete (http://www.animarchitettura.com/) di Soverato;
  • Alberto Mattei di NomadiDigitali (http://www.nomadidigitali.it/) che collabora attivamente con il Co-living di Roberta Caruso.
extended team
Concetta Porchia, Davide Lauria, Giada Mete, Alberto Mattei.

Secondo passo: Aprire una pagina Facebook amministrata da persone del borgo su cui condividere tutte le fasi del percorso.

Creato il primo video, con un bel lavoro di brainstorming del team è stato coniato il nome del progetto, “I live in Vaccarizzo”, e il 21 marzo è stata aperta la pagina Facebook:

Home page Community I live in Vaccarizzo
Home page della community Facebook I live in Vaccarizzo

La comunità ha iniziato a lavorare subito sulla pagina condividendo il video con tutti i loro amici e parenti lontani, portando in meno di una settimana quasi 1200 persone a seguire la pagina! Il primo video pubblicato ha raggiunto più di 26.000 persone ed è stato condiviso 210 volte.

Quando l’energia scorre si sente e la stampa ha iniziato ad accorgersi che stava succedendo qualcosa di interessante da seguire.

Giovedì 28 marzo “I live in Vaccarizzo”, grazie alla giornalista Donata Marrazzo, finisce in prima pagina sul Sole24Ore nazionale, il più importante quotidiano di economia e finanza italiano.

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-03-28/i-live-in-vaccarizzo-ricetta-mit-boston-ripopolare-borgo-070457.shtml?uuid=ABo8rQiB

Articolo Sole24ore
Articolo del Sole24Ore del 28 marzo 2019.

La condivisione di questo articolo ha portato alla pagina Facebook un aumento esponenziale dei follower. Il post ha raggiunto quasi 8500 persone e circa 930 interazioni.

Da quel giorno qualcosa è cambiato. Tv locali e regionali, giornali, radio, web tv hanno iniziato a condividere la notizia che a Vaccarizzo si stava avviando un Laboratorio di Trasformazione Sociale… sotto la guida del MIT!

Oh mamma… ora si aspettano l’arrivo degli americani!?!?

Intervista di Rai3 Calabria
Roberta Caruso intervistata da Rai3 Calabria.

Abbiamo trascorso più tempo con i giornalisti a chiarire che connessione ci fosse tra Vaccarizzo, BRIT, la Teoria U, il Presencing Institute, Otto Scharmer e il MIT che a parlare del progetto. Inizialmente questo grande misunderstanding ci ha preoccupato ma abbiamo capito molte cose:

  • i giornalisti mettono in prima pagina solo ciò che per loro fa notizia. Senza il MIT di mezzo la notizia non c’era;
  • le informazioni di approfondimento vanno a pag.10;
  • meglio un titolo impreciso che fa notizia che rimanere nell’indifferenza totale.
  • con il digitale gli errori si propagano ad una velocità supersonica ed è impossibile contenerli… tanto vale cavalcare l’onda e spiegare come stanno le cose ogni volta che se ne ha la possibilità;

e soprattutto che

  • il tema del ripopolamento dei borghi storici è sentito da tantissime persone ed ha una grande rilevanza politica a livello nazionale. Abbiamo scoperto che sono in atto tanti esperimenti in varie parti d’Italia che stanno avanzando con più o meno successo e che la nostra modalità incuriosisce molto… Ci terranno d’occhio!

La comunità ha capito di non essere più invisibile.

La visibilità, essere i primi a fare qualcosa porta con sé delle grandi responsabilità: essere di esempio agli altri!

Da questo momento sono iniziate a cambiare le aspettative, si è accesa una fiamma negli abitanti che sta scaldando cuori e motori… Ne vedremo delle belle!

Vaccarizzo è da ripopolare: Cominciamo!

MAPPANDO insieme il PRESENTE e il FUTURO della comunità.

Vi abbiamo lasciato il 30 aprile scorso con la scelta di Vaccarizzo di Montalto come borgo dove avviare il percorso di ripopolamento, sperimentando gli strumenti della Teoria U di Otto Scharmer.

Ora entriamo nel vivo del progetto!

* * *

Capitolo 2

La mappa 3D

Il primo passo del percorso ci ha visto sperimentare l’uso di una mappa 3D molto speciale: un gioco di ruolo, con oggetti da collocare nello spazio in modo collettivo, che rappresentino lo stato attuale e lo scenario di sviluppo futuro del borgo, da analizzare secondo 4 prospettive.

I punti di vista da tenere in considerazione sono:

  • Est – punto di vista dell’Amante – Focus su Sentimenti e Relazioni;
  • Sud – punto di vista del Guerriero – Focus su Verità e Azione;
  • Ovest – punto di vista del Mago – Focus sulle Prospettive;
  • Nord – punto di vista del Sovrano – Focus sullo Scopo.

Una regola del gioco è che ci si trovi con tutto il team in presenza, usando oggetti fisici.

Ma come fare a seguire il lavoro con un team di 10 persone sparpagliate su tutto il territorio nazionale?

La prima sfida di questa fase: trovare un modo per lavorare in modo proficuo a distanza.

Non potendo incontrarci dal vivo durante le live session del 14 febbraio e non volendo rinunciare a sperimentare le cose passo passo abbiamo creato uno spazio di lavoro comune su Google Drive dove poter scrivere e condividere documenti, e un gruppo di lavoro su Slack.

Ci siamo inventati un modo per riuscire a fare la mappa 3D a distanza in modo collettivo con Zoom e Google Drawings utilizzando emoticons, foto e simboli.

Eccone qui il risultato per il borgo di Vaccarizzo:

situazione corrente di partenza

mappa stato attuale del borgo di Vaccarizzo
3D map del Modello 1: lo stato attuale del borgo di Vaccarizzo.

situazione di arrivo, desiderata, nel futuro

mappa dello scenario futuro di Vaccarizzo
3D map del Modello 2: lo scenario futuro di Vaccarizzo.

Che cosa è emerso da questa lettura?

Il metodo prevede una lettura strutturata da fare in gruppo seguendo 5 step:

  1. Riflettere sul risultato: le differenze tra modello 1 e modello 2;
  2. Riflettere sul processo: i punti chiave e il primo cambiamento rilevante;
  3. Individuare i punti di leva per passare dal modello 1 al modello 2;
  4. Conversazione circolare di gruppo sulle leve da esplorare per lo sviluppo dei prototipi;
  5. Pianificare i passi successivi: Sensing Journey, Stakeholder interviews, Organizzazione del lavoro in team.

Ecco qui una breve sintesi di ciò che è emerso dal lavoro di lettura delle due mappe.

I punti salienti del modello corrente di partenza:

  • Evidenzia tristezza e nostalgia per i familiari che sono emigrati per trovare un futuro migliore. Il loro cuore è altrove.
  • Trasmette disordine, spreco di energia, fatica nel fare le cose.
  • Il modello 1 mostra la presenza di molte risorse che rappresentano la storia e l’identità della comunità.
  • La comunità si sente sola e isolata: non ci sono servizi, la scuola è chiusa e la maestra se ne è andata, nemmeno il Comune si occupa più delle manutenzioni ordinarie dei luoghi pubblici, dei servizi di trasporto, della manutenzione delle strade. I collegamenti sono difficili.
  • La gente ama il paese perché la qualità della vita è buona. C’è buon cibo, tanta natura e le relazioni fra chi è rimasto sono molto buone.
  • Nel modello si nota una grande distanza tra il borgo e il resto del mondo dove si percepisce siano la vita e le opportunità. Le risorse ci sono, le vedono ma sono scollegate fra di loro.
  • Nella loro identità c’è l’integrazione culturale perché fa parte della loro storia. Il territorio comprende comunità di minoranze etniche, culturali e religiose come la valdese e quella arbëreshë.

I punti salienti del modello del futuro:

  • Il secondo modello fa emergere la voglia di riconnettere il borgo al mondo, alle persone lontane ma che fanno parte della loro vita, dei loro affetti e della loro identità.
  • Si percepisce un disegno d’insieme. Le risorse sono connesse fra di loro. Si percepisce un livello di energia più alto, amore, inclusione e cura del luoghi, delle persone e delle relazioni.
  • Esprime unione, coesione, ordine, connessione.
  • Le persone residenti sono il cuore pulsante del processo. Chi è rimasto ha il ruolo e la responsabilità di rivedersi con occhi nuovi, di riconoscersi e raccontarsi al mondo.
Opera dedicata agli emigranti di Vaccarizzo
Opera dedicata agli emigranti di Vaccarizzo.

Prossimo passo:

Andare sul posto. Sentire il luogo, le persone e far lavorare la comunità su se stessa.

* * *

Se siete curiosi dello sviluppo del progetto o desiderate approfondire il metodo descritto, scriveteci:

Buone pratiche per la gestione dei beni culturali privati.

Come applicare le buone pratiche sperimentate da Mauro Felicori per la rinascita della Reggia di Caserta nella valorizzazione delle dimore storiche private.

Mauro Felicori all’Opificio Golinelli

Mauro Felicori il super direttore che dal 2015 sta rivoluzionando la gestione della Reggia di Caserta è convinto che oggi chi gestisce i beni culturali siano persone che “raccolgono albicocche selvatiche dagli alberi e non arano i campi creando ricchezza”.

Per uscire di metafora, è convinto che in Italia ci troviamo in mano un patrimonio dal potenziale enorme ma gestito in modo pessimo, e i numeri lo confermano: oggi i beni culturali in Italia creano solo il 3,5% della ricchezza del paese.

Allo stato attuale il bene culturale non produce nulla. Non è vissuto come un capitale da far fruttare.

Non è un asset ma un costo raccontato bene, basato sulla spesa pubblica.

L’esperienza di Felicori è legata al patrimonio pubblico, ma possiamo estendere questa sua affermazione anche a gran parte del patrimonio privato.

Noi siamo andati il 20 luglio scorso ad ascoltare il suo intervento presso l’Opificio Golinelli di Bologna, dal titolo “Best practices nella gestione del patrimonio culturale italiano”, di cui vi riportiamo i punti salienti che possono essere di utilità anche per i proprietari privati di dimore storiche.

Buone pratiche #1 : ANALISI DEL MERCATO E DEI RISULTATI

“Partiamo dall’esempio della Reggia di Caserta.

La Reggia fa circa 430.000 visitatori/anno.

Una reggia di caratteristiche comparabili è quella di Versailles. Versailles fa 5.300.000 visitatori/anno.

Ci troviamo in un rapporto di quasi 1:10. Che cosa ha reso Versailles un caso di successo così eclatante?

  • Prima di tutto Versailles è gestita come una “impresa”.”
La Reggia di Caserta vista dal Bosco di San Silvestro (credit M. Felicori)

La gestione imprenditoriale non è valida solo per le grandi dimore ma per ogni tipo di bene immobile. Ciò che fa la differenza, infatti, sono la MENTALITÀ che ha un imprenditore, rispetto ad un proprietario privato qualunque, le AZIONI che ne conseguono e gli STRUMENTI che utilizza per ottenere, monitorare e migliorare i propri RISULTATI.

A proposito di numeri possiamo fare un esempio: il turismo a Napoli cresce del 4-5 % l’anno e in Campania sono orgogliosi di questo risultato. Ma siamo sicuri che sia davvero un buon risultato?

Due dati chiave mostrano criticità da tenere sotto controllo per il futuro:

  • dopo la prima volta che i turisti vanno a Napoli non ci tornano più;
  • Il turismo a livello mondiale sta crescendo del 10% l’anno.

Questi dati cosa ci insegnano?

  • Per capire meglio il reale andamento della propria gestione, i risultati ottenuti non vanno confrontati solo con il territorio circostante il bene, ma va ampliata l’ANALISI A LIVELLO GLOBALE.
  • Per definire una strategia efficace è necessario sia cambiare gli INDICATORI di analisi sia la SCALA di rilevazione.

Buone pratiche #2: IDENTITÀ 

La Reggia di Caserta ha un’identità molto forte e come tutti i grandi musei statali attraggono tanto pubblico e risorse per prosperare. Minore fortuna hanno invece i musei più piccoli che piangono continuamente chiedendo supporto finanziario. Stesso destino è dei Poli museali regionali.

Le piccole realtà, anche messe in rete, non hanno l’energia attrattiva dei grandi, proprio a causa della mancanza di un’identità forte.

Sarebbe di grande aiuto perciò ragionare su un MARKETING CHE VALORIZZI due elementi:

  • la MATERIA che accomuna i musei;
  • la ZONA cui appartengono.

RACCONTATI E ORGANIZZATI COME FOSSE UN UNICO ORGANISMO, un museo diffuso.

Un settore che ha capito da tanto tempo la forza di questa strategia è il turismo eno-gastronomico. Chi gestisce beni culturali dovrebbe trarre ispirazione dal loro marketing e dal loro modo di cooperare.

Buone pratiche #3: LOGISTICA E AMBIENTE SOCIO-CULTURALE

Statistiche e censimenti confermano nuovamente Caserta come l’ultima città d’Italia per qualità della vita.

Anche alcune guide turistiche informano i coraggiosi avventurieri che vorranno visitarla di stare attenti a questo o a quel pericolo. Sono giudizi che fanno male all’autostima, alla reputazione e al portafoglio e di sicuro non aiutano un territorio a riemergere.

Felicori è fortemente convinto che i beni culturali possano trainare l’economia del territorio:

la cultura può essere un’industria che produce crescita e la creatività il fattore dominante per lo sviluppo economico.

L’ostacolo principale che ha rilevato è l’ambiente:

  • la rassegnazione e la sua solitudine istituzionale;
  • un ambiente istituzionale inerte alle battaglie fondamentali legate all’inaccessibilità e alla facilità di collegamento; la linea Roma-Caserta ha solo due collegamenti veloci al giorno!
  • segnaletica autostradale inesistente;
  • ambiente non orientato all’impresa.

Siamo sicuri che questo sia un problema solo di Caserta?

Rendere attraente una località è uno degli obiettivi principali che ogni gestore di bene culturale, pubblico o privato che sia, dovrebbe avere come stella polare.

Senso di SICUREZZA, PULIZIA e FACILITÀ DI RAGGIUNGIMENTO di un luogo sono alcuni dei punti chiave su cui lavorare per agevolare le persone ad arrivare verso la tua dimora.

Rendersi “attraenti” parte da noi stessi, da come ci percepiamo.

Se anche la tua dimora non si presenta al meglio ora non bisogna vergognarsene. Basta iniziare a mostrare il proprio impegno a voler cambiare le cose che un’energia nuova si muove e ti mostra strade da percorrere che prima non immaginavi.

Buone pratiche #4: COMUNICAZIONE SOCIAL

Felicori, nonostante non sia un “nativo digitale”, ha capito prima di tanti suoi colleghi quanto sia improduttivo rifiutare di esporsi sui nuovi canali social. Esserci, raccontare ciò che si fa, come lo si fa, quali responsabilità ci si prende, rispondere a critiche e obiezioni, lo considera un dovere di ruolo e trasparenza. Dice con la leggerezza e l’ironia sorniona che lo contraddistinguono che “Se da direttore non usi i social sei un somaro”.

Gestisce la sua comunicazione personale su Facebook e sul suo sito personale ed ha accettato di non avere più una vita “privata”.

Seguire il suo profilo Facebook è come seguire un corso accelerato di comunicazione efficace, di creazione di rapporto con la comunità, di management, di arte, di restauro, di organizzazione di eventi.

Straordinaria è la sua capacità di gestione delle critiche. Il suo segreto?

Utilizza la posta negativa come strumento di crescita.

Considera chi protesta per qualcosa come un ispettore che segnala i disservizi ai suoi funzionari.

Per lui le CRITICHE sono CONSULENZE GRATUITE.

In sintesi “Chi critica ti fa un regalo”.

Chi già gestisce una dimora e la tiene aperta al pubblico dovrebbe fare proprie queste credenze costruttive su chi segnala disservizi. Questo è l’approccio migliore per trasformare magicamente una recensione negativa in una opportunità di crescita, di evoluzione e di costruzione di una sana reputazione. Spesso i clienti più fedeli diventano coloro che sono stati curati al meglio dopo un “incidente”.

Buone pratiche #5: EFFICIENZA DECISIONALE ED OPERATIVA

Quando Felicori è arrivato tre anni fa nella gestione del museo non c’era un ragioniere, uno che si occupasse di turismo, di comunicazione e marketing.

Durante il mandato ha vissuto situazioni assurde: ci ha messo due anni per dare divise ai dipendenti e 1 anno per ottenere il telepass per la sua auto.

Queste esperienze gli hanno fatto maturare la convinzione che “Serve una rivoluzione culturale nella gestione dei beni culturali”: vanno gestiti come imprese.

Oggi la sfida è sull’EFFICIENZA.

La formula per lui è semplice:

  • separare i musei dalle soprintendenze per avere BILANCI AUTONOMI e VIVERE DELLE PROPRIE ENTRATE;
  • assumere o licenziare il personale come avviene nel settore privato: le aziende funzionano se c’è una SQUADRA BRAVA. Chiave sono i contratti. “Sogno un’orchestra che suona senza direttore … ma col metronomo.”
  • PERSONALIZZARE il museo, la sua offerta e la sua gestione;
  • COMUNICARE, usando anche i social;
  • investire fuori dal territorio circostante per FARSI CONOSCERE DAL TURISMO INTERNAZIONALE;
  • Introdurre NUOVI INDICATORI PER VALUTARE LA GESTIONE dei beni culturali: non solo il fatturato misurato in Euro ma anche il “Fatturato Culturale” ovvero misurare “Quanta gente viene per quanto impara”;
  • COLLABORARE CON I PRIVATI nella gestione del museo (come avvenuto per “I martedì a noleggio” dove la gestione di spettacoli storici teatrali è fatta da privati nel giorno di chiusura settimanale ufficiale del museo) e non solo per funzioni accessorie come caffetterie e bookshop;
  • FARE RETE con tutti i soggetti dell’ecosistema cui si appartiene.

Tutte azioni strategiche, applicabili e funzionali allo sviluppo di business nelle dimore storiche.

* * *

Se possiedi una dimora storica e non sai come valorizzarla al meglio, chiedici un AUDIT https://www.mundobrit.com/brit-audit/ .

Analizzeremo insieme la tua situazione per trovare le strategie più adatte al tuo caso.

Il TRUST , un “padre di famiglia” per proteggere il tuo patrimonio

Hai diversi immobili e non sai come gestirli?   Vuoi trovare la formula per risolvere conflittualità e dissidi familiari per gestire e tutelare il  tuo patrimonio oggi ed in futuro?   Vuoi mantenere unito il tuo patrimonio e proteggerlo da aggressioni o procedure concorsuali future?

Allora il TRUST fa per te, abbi fiducia!

Che cosa è il trust?

Il trust è un istituto del sistema giuridico anglosassone di common law estremamente versatile che serve a regolare una molteplicità di rapporti giuridici di natura patrimoniale. E’ uno strumento  flessibile che può adattarsi facilmente a molte situazioni, l’estrema duttilità di questo istituto fa sì che siano diversi gli obiettivi che di volta in volta il  trust possa raggiungere.

In Italia l’istituto del trust è diventato operante nel 1992, grazie alla ratifica della Convenzione dell’ Aja del 1985 che stabiliva per gli Stati firmatari disposizioni comuni relative alla legge applicabile ai trust.

Dal punto di vista fiscale, l’istituto ha invece ricevuto la sua prima disciplina con la Legge Finanziaria 2007. Prima d’allora non esisteva una normativa specifica che disciplinasse il regime fiscale del trust.

Quando è nato il trust?

Si può dire che il trust sia nato nella Inghilterra medioevale quando, ai tempi delle crociate, i cavalieri in partenza per la Terra Santa lasciavano i propri beni in custodia  ad amici fidati che restavano in patria. Nel caso in cui il cavaliere non fosse tornato, i beni venivano trasferiti ai suoi successori, di solito il figlio maggiore,  o rimanevano in custodia a favore della sposa e dei figli, finché uno di quest’ultimi non raggiungesse la maggiore età.

Il termine inglese “trust”, “fiducia”, ricorda il sentimento alla  base di questa relazione.

Il fatto che i beni di alcune famiglie inglesi si siano tramandati di generazione in generazione, dal Medioevo ad oggi, senza uscire nell’ambito della stessa famiglia, è una testimonianza dell’efficacia del trust.

Molte famiglie di industriali nel mondo anglosassone, a partire dalla fine del ‘700, si sono servite del trust per rimettere ad un professionista di fiducia le questioni relative alle successioni di figli e nipoti alla guida della loro azienda e più in generale alla gestione ed alla destinazione del patrimonio personale ed aziendale.

Il trust, oggi  molto diffuso nei paesi di origine anglosassone, in Italia è ancora poco utilizzato.

In questo articolo vogliamo raccontarvi in breve come funziona un trust,  gli effetti ed i vantaggi,  portandovi la testimonianza di una famiglia storica che ha deciso di utilizzare il trust per tenere unito, gestire e  proteggere il proprio patrimonio, la famiglia Doria Pamphili attraverso un’intervista a Don Massimiliano Floridi, marito di Gesine Doria Pamphilj.

Proprio Don Massimiliano definisce il trust un “padre di famiglia che, come tale ascolta i  desideri espressi, nella “wish list” come si dice in inglese, valuta in totale autonomia se tali desideri sono legittimi e li assolve o meno tenendo cura di proteggere e salvaguardare i propri figli.”

Il trust è autonomo nelle proprie decisioni e come ribadisce Don Massimiliano: “Il bello di questa struttura è proprio la  fiducia reciproca. Il trust non si fonda su dei rapporti contrattuali di forza, e questo a me ha sempre stupito.”

Come funziona il trust?

Un trust si crea quando un soggetto, il settlor o disponente, trasferisce dei beni ad un altro soggetto, il trustee, che li deve amministrare, preservare e gestire a favore di altri soggetti, i beneficiari, ai quali il trustee dovrà trasferire i suddetti beni dopo un dato periodo di tempo, oppure nei confronti dei quali produrranno una utilità per il raggiungimento di un determinato fine.

In alcuni tipi di trust i beneficiari non sono indicati, si tratta dei trust di scopo, in cui il trustee deve agire in vista di una funzione predeterminata, per raggiungere uno scopo specifico.

Il trustee è investito del potere e onorato dell’obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre dei beni secondo i termini del trust e le norme particolari imposte dalla legge al trustee.

Può essere nominato un protector o guardiano, con il compito di vigilare sull’operato del trustee e con il potere di opporre l’esistenza del trust verso terzi.

La particolarità del trust sta nel fatto che l’affidamento dei beni viene attuato non attraverso un mandato ma mediante un vero e proprio trasferimento di proprietà per cui il trustee diventa legittimo proprietario dei beni fino all’esaurimento della sua missione.

Effetti del trust

L’effetto principale del trust è proprio,  da un lato la fuoriuscita dei beni dal patrimonio del disponente, dall’altro la segregazione o separazione dei beni nell’ambito del patrimonio del trustee cui i beni stessi vengono trasferiti.

Con l’atto di trasferimento in favore del trustee, il disponente si spoglia della titolarità dei beni trasferiti che quindi non fanno più parte del suo patrimonio, ma diventano parte del cosiddetto “patrimonio segregato” costituito dal fondo che fa capo al trust. I beni posti in trust risultano quindi sottoposti ad un vincolo di destinazione, poiché destinati al raggiungimento dello scopo prefissato dal disponente dell’atto istitutivo e ad un ulteriore vincolo di separazione poiché giuridicamente separati sia dal patrimonio residuo del disponente, sia da quello del trustee. Ciò comporta che i beni vincolati alle finalità del trust siano di fatto tutelati da tutti i possibili attacchi esterni in quanto, proprio per la loro struttura di “patrimonio segregato”:

  • non possono essere aggrediti da eventuali creditori del disponente, perché, a seguito del trasferimento al trustee non si trovano più nel patrimonio del disponente;

  • non possono essere aggrediti dai creditori personali del trustee, perché non rientrano nel suo patrimonio personale;

  • non concorrono alla formazione della massa ereditaria del trustee in caso di morte del medesimo;

  • non rientrano, ad alcun titolo, nel regime patrimoniale legale della famiglia del trustee;

  • non sono legittimamente utilizzabili per finalità divergenti rispetto a quelle predeterminate nell’atto istitutivo del trust;

  • non possono essere aggrediti dai creditori personali dei beneficiari fino a quando i beni inclusi nel fondo del trust non siano oggetto di attribuzione ai beneficiari stessi da parte del trust.

In sostanza, il patrimonio conferito al trust viene completamente “blindato” ed è  gestito esclusivamente dal trustee negli interessi del beneficiario.

Il trust è una delle soluzioni per mantenere unito il patrimonio e per risolvere problematiche legate ai passaggi generazionali, se vuoi sapere la modalità più adatta a te chiedici un “AUDIT”  https://www.mundobrit.com/brit-audit/: analizzeremo e valuteremo insieme la tua situazione.

Logistica: perchè è importante per il Cliente

La prima tentazione è di scrivere come titolo “perché è importante per il proprietario”, ma un secondo dopo averlo pensato sono sicuro che hai già indicato come target il Cliente!

Il Cliente è il punto di partenza e le domande che ti pongo sono:

  • il Cliente ha tutte le informazioni che gli servono per raggiungere la nostra dimora?

  • lo facilitiamo? come?

  • e se fa qualche errore come interveniamo per aiutarlo?

Tutto questo è “logistica” e … non siamo solo noi gli attori che giocano questa partita. Ci sono altri come:

  • il proprietario di una palina a cui possiamo aggiungere la nostra segnaletica;
  • i web di geo-localizzazione, come “viamichelin” (https://www.viamichelin.it/), che possono fornire diverse soluzioni ma che non tengono conto di modifiche “temporanee” al tracciato quali i lavori sul manto stradale, piuttosto che l’avvio di sensi unici e di nuove rotonde.
  • i web che ti danno le istruzioni in voce come Waze che possono non essere stati aggiornati all’ultima ora.

Ho sinora esaminato il territorio intorno alla nostra dimora, ma noi sappiamo bene che il nostro Cliente arriva da un luogo che può essere molto distante da noi e può aver utilizzato diversi mezzi di trasporto. Ne teniamo conto.

Ora però voglio prendere in considerazione il Cliente e la sua relazione con le mappe e la viabilità.

Sai che solo una persona su cinque ha buone capacità cognitive di orientamento? e che l’orientamento è una capacità cognitiva piuttosto carente perchè oramai la tecnologia, con i navigatori delle automobili, le cartine su Internet e gli smartphone che ci guidano in voce … hanno conquistato il territorio e noi eseguiamo le istruzioni. Se le istruzioni, per qualche motivo, mancano o peggio, sono errate, entriamo in un circuito diabolico che ci fa smarrire la strada!

Ho citato alcuni punti critici, non tutti, e te li risparmio, perché lo scopo di questo articolo è quello di darti un metodo che potrai applicare per migliorare l’esperienza di “arrivo a casa” del tuo cliente.

Questa esperienza è la prima nel tuo contatto concreto per cui “la prima impressione è quella che conta” e tu devi fare tutto ciò che serve per “rendere felice” il cliente, che potrà dire: “è la prima volta che arrivo a destino senza traumi, in orario, con i miei bagagli, allora si può fare !”

Il metodo che BRIT ha messo a punto si articola in 6 punti. Cominciamo.

Area di prossimità della nostra dimora

  • Disegna un cerchio di un paio di chilometri, prendi qualche foto e cerca di identificare i “nodi” di trasporto che sono presenti sul territorio: stazioni di metropolitane e fermate di autobus, accesso a nodi autostradali come le tangenziali, percorsi riservati alle biciclette, strade a senso unico
  • Identifica qualche edificio, facile da riconoscere, come un negozio sempre illuminato, un supermarket, un’edicola di giornali, un monumento, un edificio pubblico riconoscibile, una banca. Queste informazioni (prendi anche una foto) ti serviranno
  • Identifica la tua dimora con qualche attributo che sia visualizzabile nella mente del tuo cliente: una scalinata d’ingresso, una facciata speciale, una torre, una strada riservata per l’accesso, qualcosa che permetta al tuo Cliente di immaginare come sia fatta la dimora … anche se ha visto qualche foto, in quella particolare situazione di “panico”, quando non riesce a raggiungerti, le fotografie svaniscono nella sua mente !

Connessione viaria tra “partenza” ed “arrivo”

  • Non sappiamo se si tratta di qualche chilometro o di migliaia, ma dovresti conoscere l’ultimo mezzo con cui il Cliente ti raggiungerà e l’ultimo “nodo” logistico in cui cambierà il mezzo (è il nodo intermodale)
  • Rileva da mappe cartacee o digitali quale sarà l’ultima viabilità:
    • autostrada e automobile?
    • ferrovia e stazione ferroviaria con uso successivo di bus/navette o auto o taxi/uber?
    • aeroporto e successivo uso di uno o più mezzi, quali bus/navetta o treno/autostrada?

Quando “prendi in carico” il Cliente in arrivo

  • “Prendi in carico” il Cliente? Se sì, quando, cioè a partire da quale infrastruttura e mezzo di trasporto:
    • aeroporto + treno, auto, bus/navetta o taxi/uber;
    • autostrada + strada, arrivo in auto;
    • ferrovia + bus/navetta o auto o taxi/uber.

Informazioni al Cliente

  • Prepara una sezione “logistica” di informazioni, grafiche e visuali, per indicare al Cliente le diverse alternative per raggiungere la dimora e pubblicala sul web e su stampe cartacee come flyer, brochure
  • Puoi anche utilizzare viste da satellite sia cartografiche sia”reali”
  • Invia al Cliente via mail o whatsapp le istruzioni dettagliate per raggiungere la dimora

Progettiamo l’aiuto in situazioni di emergenza

  • Al Cliente fornisci sempre un numero di telefono mobile raggiungibile a partire da qualche ora prima dell’arrivo
  • Identifica, ex ante, almeno due riferimenti reali sul territorio come “punti di raccolta” del Cliente in emergenza, che siano facilmente raggiungibili e riconoscibili: una piazza, un monumento, un edificio, un nodo autostradale

Accoglienza nel punto di raccolta e trasporto “ a casa”

  • Predisponi un mezzo adatto all’accoglienza e trasporto del Cliente dal “punto di raccolta” alla tua dimora, e una persona preparata alla relazione in quella speciale situazione di disagio.

Abbiamo raccolto nella tavola 1, che segue, lo schema “Logistica dell’accoglienza BRIT”: Tavola1_Logistica dell’accoglienza BRIT_28 agosto 2018

Ti proponiamo di iscriverti alla Comunità BRIT,

https://www.facebook.com/groups/britcommunity/ dove potrai trovare altri tuoi “pari” che hanno affrontato questo tema; o di chiederci un’offerta per l’AUDIT: https://www.mundobrit.com/brit-audit, che ti aiuterà a diagnosticare la tua situazione di partenza e ad avviare una strategia di soluzione. Per qualunque informazione o domanda di approfondimento sul nostro Audit scrivici nome, cognome, e-mail e un tuo contatto telefonico nel form qui sotto. Ti ricontatteremo per concordare un appuntamento telefonico o in video conferenza dove risponderemo ad ogni tua curiosità.

@groups/britcommunity

Come rendere attraente un luogo “emarginato”

Home4creativity

Se sei proprietario di una dimora storica localizzata in un luogo distante dalla città e immersa in un ambiente naturale bello e silenzioso ti poni due domande molto pratiche se vuoi metterla a reddito:

  • una riguarda la sostanza del soggiorno: che cosa offro al Cliente perchè decida di venir qui  e resti molto soddisfatto, e magari faccia un bel passaparola!

  • una riguarda la viabilità: come posso integrare la segnaletica in modo che il Cliente arrivi senza perdersi mentre cerca la cartellonistica e la strada?

Queste sono le domande che tu, proprietario di un immobile in un luogo “emarginato”  ti poni.

Stavo pensando a questa situazione quando ho avuto una gran bella sorpresa: avrei incontrato la persona, si chiama Roberta, che aveva saputo dare delle risposte convincenti come “che cosa si poteva fare nella sua dimora”! Prima di raccontarti la storia di Roberta e fartela conoscere voglio condividere un breve ragionamento con te.

Intanto voglio immaginare chi sia il potenziale cliente di questa dimora, che cosa possa desiderare, quale profilo abbia. E’ una persona dai 30 ai 50 anni, a cui piace stare da solo o da sola, ma che vuole anche potersi relazionare con altre persone, fa un lavoro creativo (potrebbe essere un “nomade” digitale, un musicista, un illustratore, uno scrittore) che gli permette di lavorare anche da remoto, cerca il silenzio ma anche delle esperienze che gli facciano ampliare la sua comprensione del mondo. Cerca un servizio accurato, un buon letto su cui riposare e molta libertà di movimento: vuole ricevere proposte e opportunità ma è lui a scegliere se seguirle o meno. Accoglie bene l’idea di uno spazio tutto suo ma anche quello di uno spazio condiviso con altri. Insomma una persona che vuole avere la possibilità di una esperienza di lavoro temporanea speciale.

Il caso di Roberta inizia con una riflessione sulla propria dimora che nasce in un viaggio all’estero, uno di quei pensieri che emergono all’improvviso come un atto di serendipità, quando cerchi qualcosa e trovi una risposta ad un altro problema.

Lei è proprietaria, con padre e madre, di un casale in Calabria a Montalto Uffugo e vorrebbe attrarre ospiti temporanei, per periodi di una – tre settimane, offrendo loro un “percorso di vita”… impegnativo vero? E’ filosofa e perciò s’inventa un inizio del viaggio che chiama “Shake filosofico” e un’agenda di attività per offrire al proprio ospite sia una proposta di “potenziamento” di sè, sia l’opportunità di fare qualcosa insieme ad altri ospiti, diciamo una decina. Che cosa è questo “shake”: è una chiacchierata strutturata in tre sessioni per de-costruire la propria storia personale, che la persona si porta dietro, e per innescare un percorso LENTO di cambiamento”. Sembra e potrebbe essere impegnativo. Questo format è noto come “co-living”.

Il co-living è un nuovo modo di vivere e lavorare, condividendo i principi della sharing economy, valorizzando le relazioni umane, facendo esperienze contemporanee di ospitalità e imparando gli uni dagli altri.

Il co-living è la proposta di Roberta, che ha realizzato un percorso di “esperienze”, nel quale tutta la famiglia, i genitori, sono ingaggiati ed operano. I proprietari sono dunque presenti ed attivi, una situazione particolare che offre diversi vantaggi: una percezione diretta e un feedback continuo e diretto dai “clienti”, con la possibilità di aggiustamenti del servizio in tempo reale; un apprendimento continuo alla pari, con e dai Clienti. Roberta ha però pensato alla scalabilità del business e ha generato un modello di franchising, tanto che ha già aperto un “co-living” in Puglia in questi giorni, e per fare ciò ha avviato la formazione di altre persone a cui trasferire il modello e la capacità di attuarlo e gestirlo.

In sintesi le soluzioni che questo caso ti può ispirare per uscire dallo stallo sono:

– offrire un’esperienza speciale ai tuoi Clienti;

– gestire quotidianamente e direttamente il rapporto di servizio con loro.

Per continuare a pensare e dialogare su questo tema ti invito a registrarti nella nostra comunità BRIT, dove c’è anche Roberta:

https://www.facebook.com/groups/britcommunity/

Se anche tu hai una proprietà in un luogo “emarginato” e ti preoccupano gli ostacoli del luogo, la sua logistica, la sua distanza da grandi centri urbani, chiedici un “AUDIT” https://www.mundobrit.com/brit-audit/: analizzeremo insieme la tua situazione e individueremo il percorso di valorizzazione più adatto alle tue esigenze.

Ti aspettiamo per “cominciare”.

Renzo Provedel

Riferimenti on line di Roberta Caruso: http://www.homeforcreativity.com/

Per qualunque informazione o domanda di approfondimento sul nostro Audit scrivici nome, cognome, e-mail e un tuo contatto telefonico nel form qui sotto. Ti ricontatteremo per concordare un appuntamento telefonico o in video conferenza dove risponderemo ad ogni tua curiosità.