I live in Vaccarizzo: la generazione dei prototipi di sviluppo

Nell’articolo del 12 giugno vi abbiamo rivelato la Sfida di “I live in Vaccarizzo”: Immaginare e progettare insieme la Visione Futura del borgo.

Dopo le interviste e la prima esplorazione finalmente è arrivato il momento di lavorare insieme alla comunità per far emergere nuovi scenari di futuro e attivare la generazione di prototipi di sviluppo.

Ecco come è andata! Buona lettura

CAPITOLO 5

Il futuro che emerge: la generazione di prototipi di sviluppo con il Current Reality Movie e la mappa 4D

 

0. La preparazione

Ebbri di tutta l’attenzione ricevuta dai media abbiamo preparato il materiale per lavorare con la Comunità di Vaccarizzo.

Primo passo:

Abbiamo tradotto tutti i documenti del Presencing Institute Toolkit in Italiano per creare una manuale di lavoro da condividere con gli abitanti del paese e usare come guida.

Secondo passo:

abbiamo lavorato con gli attivisti del territorio per individuare i ruoli chiave con cui lavorare. Dopo lunghe riflessioni abbiamo scelto questi:

  1. RESIDENTE DEL BORGO
  2. LA “LOCANDIERA”
  3. IL PROPRIETARIO DEL BAR
  4. IL MEDICO DI PAESE
  5. BAMBINI 0-10
  6. ADOLESCENTI 11-18
  7. LA MAESTRA ELEMENTARE
  8. PRESIDENTE ASSOCIAZIONE VACCARIZZO
  9. ORGANIZZATORE FESTE E SAGRE LOCALI
  10. IL PROFESSIONISTA
  11. AGRICOLTORE
  12. ARTIGIANO DEL LEGNO
  13. L’EMIGRANTE DI RITORNO
  14. INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITA’
  15. GESTORE DELLA RACCOLTA RIFIUTI
  16. INFRASTRUTTURA DIGITALE
  17. PROPRIETARIO DI IMMOBILE ABBANDONATO

Terzo passo:

è stato scelto l’unico luogo del borgo che avrebbe potuto ospitare 20-30 persone insieme. La scuola elementare abbandonata da 10 anni, oggi usata dall’Associazione culturale Vaccarizzo per le sue riunioni. Un luogo senza riscaldamento e senza acqua nei bagni, dotata solo di energia elettrica per attivare le luci e una stufetta elettrica. Nonostante le caratteristiche poco accoglienti della location, abbiamo preferito usare questa occasione per avviare con la nostra presenza una “prova di riuso” di uno spazio da rivitalizzare. I volontari dell’Associazione si sono organizzati per pulire gli spazi, portare la stufetta elettrica e delle taniche d’acqua per il bagno, recuperare tavoli, sedie e tutte le attrezzature necessarie per fare il workshop.

Quarto passo:

abbiamo preso “il volo” e siamo andati a Vaccarizzo!

 

La scuola abbandonata.
La scuola abbandonata di Vaccarizzo.

* * *

Sabato 30 marzo si svolge il primo workshop con gli abitanti di Vaccarizzo.

La curiosità, la voglia di contribuire, di esserci si è sentita fortissima. Si sono presentati alla scuola quasi 40 persone per partecipare, vedere, ascoltare. Su una comunità di 500 abitanti avevamo rappresentato l’8% della popolazione!

L’agenda della giornata:

Abbiamo programmato un lavoro suddiviso in tre fasi.

  1. La mattina abbiamo fatto una veloce introduzione dei principi base della teoria U e poi eseguito il CRM – Current Reality Movie.
  2. Nel pomeriggio abbiamo guidato la mappatura 4D e le sessioni in piccoli gruppi per lo sviluppo dei primi 4 prototipi.
  3. In conclusione abbiamo fatto un primo piano d’azione per avviare i prototipi.

Il riscaldamento:

La mattina, per scaldare il gruppo che ci vedeva per la prima volta e non conosceva i fondamenti su cui si basa la teoria U, abbiamo coinvolto tutti in una sessione di presentazioni reciproche per aneddoti brevi, e successivamente abbiamo chiesto loro quali soluzioni pratiche adottavano nella vita per spegnere le tre vocine sabotanti del Giudizio, del Cinismo e della Paura.

All’inizio le persone erano timide e sembravano aver timore nell’esprimersi. Piano piano i primi due hanno preso coraggio e hanno iniziato a parlare. Come in un domino uno alla volta anche gli altri hanno iniziato a fare lo stesso e si è rotto il ghiaccio, permettendo al gruppo in ascolto di comprendere che avevano già in mano tanti strumenti per seguire con consapevolezza e semplicità il percorso che avevamo preparato per loro.

presupposti teoria U
5 presupposti della teoria U per lavorare in modo proficuo in gruppo.

1. Il Current Reality Movie (CRM)

Finito il riscaldamento abbiamo iniziato il CRM, uno strumento che aiuta a comprendere la realtà attuale di un ecosistema, in particolare aiuta a descrivere come vedono la situazione i protagonisti coinvolti nella sfida.

Il gruppo è partito imbarazzato ma poco alla volta ha iniziato a comprendere il gioco di ruolo e a divertirsi.

Current Reality Movie
i partecipanti durante il Current Reality Movie.

 

Dall’esercizio sono emersi molti spunti di riflessione sui ruoli chiave dell’ecosistema locale, e sulle emozioni che guidano all’azione i cittadini.

Riflessioni sui ruoli:

Nessuno voleva fare il presidente dell’associazione di Vaccarizzo. Abbiamo capito che i ruoli di responsabilità fanno paura.

In tre donne si sono alzate per svolgere il ruolo degli adolescenti, esprimendo da una parte grande voglia di crescita e dall’altra la percezione che a Vaccarizzo non ci sia nulla da fare di interessante e che per divertirsi basta andare al McDonald in una città grande vicina.

Abbiamo scoperto che il medico è sempre irreperibile, che il barista è svogliato e non mette amore nel fare le cose. Il luogo di aggregazione più accogliente, sentito e vissuto è la locanda del circolo.

Arrivati alla fine dell’assegnazione dei ruoli base, i partecipanti hanno voluto introdurre un 18° ruolo: quello degli anziani del borgo, per loro importanti punti di riferimento per la memoria storica del paese.

Riflessioni sulle emozioni:

Per ciò che riguarda le emozioni vissute e trasmesse dai partecipanti, si è percepita una comunità che lotta tra due forze opposteda una parte emerge un grande senso di frustrazione, dall’altra una grande voglia di riscatto.

La mancanza di tutto, a partire da servizi per la mobilità, nutre il pessimismo, la rassegnazione a pensare di andare “fuori” per trovare un futuro, il senso di squallore guardandosi intorno per come hanno lasciato andare le cose, tristezza per l’assenza della vivacità che solo i bambini sanno dare. Si aspettano che sia il Comune a “dover” fare le cose e credono che senza l’avvallo dell’amministrazione non “possano fare nulla”.

Allo stesso tempo dimostrano un grande senso di appartenenza (“Vaccarizzo Nui”), la voglia di ricongiungersi alle proprie radici (“Home is where the heart is”), desiderano il riconoscimento delle proprie risorse ambientali, a partire dal legno di castagno, e la valorizzazione delle loro tradizioni. Comprendono il valore delle infrastrutture digitali e della mobilità per progettare il futuro e desiderano che l’efficienza arrivi anche da loro per riconnettersi al mondo.

* * *

Il valore delle pause:

Dopo il primo step, non poteva mancare il momento di pausa e condivisione fondamentale per ogni italiano: mangiare insieme i piatti tipici del luogo. Anche questa è cultura, identità, accoglienza e senso di comunità.

Cibo condiviso con la comunità
Momenti di condivisione del cibo con i membri della comunità.

Nel pomeriggio, nonostante la pancia piena e la digestione in atto, il lavoro è ripreso con grande energia, curiosità e desiderio di contribuire. 

2. La mappa 4D e la generazione dei prototipi

Abbiamo lavorato con uno strumento chiamato mappa 4D, una specie di gioco di ruolo che permette di “vedere” tre situazioni chiave:

  1. le dinamiche interne agli stakeholder coinvolti nella sfida OGGI;
  2. le dinamiche di trasformazione necessarie per trovare un nuovo equilibrio di sistema che generi energia, benessere, sviluppo, felicità diffusi;
  3. lo scenario FUTURO dell’ecosistema a sfida vinta.

Per chi fosse interessato ad approfondire il metodo trovate un video e la descrizione a questo link: 4D mapping.

Mindfulness
Momenti di mindfulness per concentrarsi e allinearsi.

Ritrovata la concentrazione abbiamo rivisto i ruoli e integrato “Il miglior futuro possibile”, “Madre terra” e assegnato il ruolo di “chi non ha voce” agli Adolescenti.

Per scelta NON abbiamo inserito il Sindaco, la figura che rappresenta la Pubblica amministrazione. La cosa ha creato all’inizio molto sconcerto fra i partecipanti, come se gli avessimo tolto un punto di riferimento. Abbiamo chiesto loro di fare uno sforzo, di uscire dalla loro area di comfort e vedere che cosa sarebbe successo senza quello stakeholder.

La vera sfida della mappa 4D: rivedere la comunità, i suoi equilibri, il suo potenziale e la progettualità che poteva creare in autonomia senza l’intervento del pubblico.

Gruppo di lavoro nella sala della scuola.
Il gruppo di lavoro al completo nella grande aula della scuola.

La prova ha dato risultati stupefacenti.

https://www.facebook.com/pg/IliveinVaccarizzo/photos/?tab=album&album_id=850615375274027

4D map. Scultura 1: Vaccarizzo Oggi
4D mapping – Costruzione della scultura 1: Vaccarizzo oggi.
Scultura in costruzione
I personaggi iniziano a muoversi e a collocarsi nello spazio.
4D mapping - Vaccarizoz futura
4D mapping – Costruzione Scultura 2: Vaccarizzo futura.
4D map: le frasi degli stakeholder
4D mapping: i pensieri degli stakeholder prima e dopo la trasformazione da scultura 1 a scultura 2.

Il Dialogo Generativo:

Il Dialogo Generativo guidato dopo la creazione delle sculture si è focalizzato sull’analisi delle dinamiche di trasformazione tra lo status quo e il miglior futuro possibile. Gli elementi chiave da far emergere erano chi ha attivato il processo di trasformazione e quando è avvenuto, le differenze tra la scultura 1 e la scultura 2, ciò che li aveva sorpresi e ciò che secondo loro non era stato detto. Ecco cosa hanno risposto.

Gli stakeholder che hanno avviato il processo di trasformazione dallo status quo (scultura 1) allo scenario futuro (scultura 2) sono stati in sequenza:

  1. madre terra
  2. gli adolescenti
  3. i residenti del borgo
  4. il presidente dell’Associazione Vaccarizzo
  5. i bambini

Il momento chiave che ha acceso il motore della trasformazione è stata la presa di consapevolezza che “il miglior futuro possibile” esistesse.

Avere una figura che incarnasse questo ruolo è stato fondamentale per far visualizzare un movimento verso il futuro. Alla parola “cambiate!” pronunciata dal facilitatore il flusso si è attivato.

Abbiamo visto che i bambini hanno la forza di andare verso il cambiamento quando si sentono sicuri e protetti.

Tutti gli stakeholder si sono accorti che l’ “unione fa la forza” e che “vedere il sistema” aiuta a capire cosa fare e come muoversi.

Le differenze sostanziali che i partecipanti hanno notato dalla scultura 1 alla scultura 2 riguardavano la forma, l’equilibrio fra le parti e le relazioni interne comunicate attraverso posizione dei soggetti nello spazio, la direzione degli sguardi e dei corpi, la vicinanza/lontananza tra i soggetti, il contatto con le braccia, la postura dei singoli e dei gruppi aggregati .

La scultura 1 rifletteva disomogeneità, casualità, inconsapevolezza, difficoltà, disgregazione.

La scultura 2 rifletteva un’immagine più ricercata, relazionale, trasmetteva unione, speranza, compattezza, una finalità, un progetto, una scelta, la consapevolezza dei ruoli, il senso di una rete, affinità fra ruoli di ambito, la consapevolezza della terra come risorsa, e che i giovani e “il miglior futuro possibile” sono due poli chiave dell’ecosistema.

4D mapping differenze tra scultura 1 e scultura 2
4D mapping – Schemi di posizionamento degli stakeholder nello spazio in Scultura 1 e Scultura 2.

Che cosa ha maggiormente sorpreso i partecipanti:

  • anziani e madre terra si sono sentiti importanti;
  • la forte relazione tra adolescenti e il futuro;
  • hanno sentito la voglia di migliorare le cose;
  • hanno sentito che mettendosi in discussione emerge il futuro;
  • si sono sentiti incitati a “vivere”, senza rassegnazione;
  • nella scultura 2 si è sentita un’apertura allo “straniero”, tema nuovo per Vaccarizzo;
  • chi svolgeva il ruolo di “colui che non ha voce”, in questo caso gli adolescenti, è stato il primo a muoversi e gli altri lo hanno seguito: ha fatto il leader.

E’ importante sottolineare anche che cosa non è stato detto durante la creazione dello scenario futuro:

  • la valorizzazione dei prodotti eno-gastronomici;
  • mancano le istituzioni, il sindaco, il ruolo pubblico;
  • connessione al divertimento;
  • l’unica figura che non si è mossa è “il miglior futuro possibile”;
  • il denaro.

Al termine di questa fase di riflessione su ciò che è accaduto, i partecipanti sono stati suddivisi in 4 gruppi. Ogni gruppo è stato invitato a riflettere e approfondire autonomamente ciò che ha vissuto durante l’esercizio della mappa 4D, per generare 4 progetti, 4 prototipi di azioni strategiche da attuare nel borgo per realizzare lo scenario futuro.

Tavoli di prototipazione
Tavoli di prototipazione.
tavoli di prototipazione
Tavoli di prototipazione.

Ecco una sintesi dei 4 prototipi generati:

1# La valorizzazione della montagna, 2# La rifioritura di Vaccarizzo, 3# Socializzazione, 4# Vaccarizzo da assaggiare.

* * *

PROTOTIPO #1

La valorizzazione della Montagna

Il prototipo ha messo al centro del progetto il recupero del parco naturale.

 

Valorizzazione della montagna
Presentazione prototipo “Valorizzazione della montagna”.

I partecipanti hanno individuato queste azioni chiave:

  • la valorizzazione di flora e fauna;
  • il recupero del parco giochi;
  • la creazione di piste ciclabili;
  • creazione di itinerari di trekking.

Per finalizzare questi obiettivi hanno evidenziato alcune azioni preparatorie necessarie:

  • recupero degli immobili esistenti nel parco;
  • prepararsi all’accoglienza turistica creando luoghi di soggiorno e riattivando la produzione di prodotti agro-alimentari locali;
  • ripopolare il borgo.

Queste attività porteranno alla creazione di lavoro e di un indotto economico in ambito agricolo, edile ed artigianale.

* * *

PROTOTIPO #2

La rifioritura di Vaccarizzo

Questo prototipo mette al centro madre terra. Il fiore e la rifioritura sono metafora di rinascita.

 

Presentazione prototipo "La rifioritura di Vaccarizzo"
Presentazione prototipo “La rifioritura di Vaccarizzo”

Gli abitanti vogliono partire con un gesto simbolico: creare nuove aiuole dove piantare fiori sia nelle proprie abitazioni sia negli spazi pubblici, rilanciando Vaccarizzo come “il Borgo più fiorito della Calabria”. Madre terra in questo progetto è declinata con la bellezza dei fiori: prendersi cura dello spazio pubblico e riportare bellezza diventeranno lo specchio di una rigenerazione tangibile.

 

* * *

PROTOTIPO #3

Socializzazione

Il prototipo mette al centro il rapporto tra madre terra e i giovani, proponendo la creazione di luoghi di aggregazione innovativi che rispettino il territorio e ne valorizzino le risorse naturali e agricole.

 

Presentazione prototipo "Socializzazione"
Presentazione prototipo “Socializzazione”

 Ecco qualche esempio di attività proposto:

  • una fattoria didattica;
  • orti;
  • aree verdi;
  • una piscina per stare insieme;
  • aree pic-nic;
  • cinema.

Il progetto pone gli adolescenti come attuatori del processo di innovazione, mettendo a disposizione le loro competenze digitali per far conoscere il territorio e vendere le produzioni agricole locali.

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PROTOTIPO #4

Vaccarizzo da assaggiare

Questo prototipo mette al centro la valorizzazione delle tradizioni eno-gastronomiche locali come driver per la promozione turistica integrata del territorio.

 

Presentazione prototipo "Vaccarizzo da Assaggiare"
Presentazione prototipo “Vaccarizzo da Assaggiare”

La gastronomia è vista come elemento identitario e come servizio che accomuna i bisogni di una ricettività diffusa e diversificata. 

Il suo sviluppo può infatti avere ricadute in tutti questi settori:

  • turismo religioso e naturalistico;
  • ristorazione diffusa;
  • produzione agricola alla base dei prodotti tipici locali;
  • artigianato legato alla trasformazione e conservazione degli alimenti;
  • recupero di patrimonio immobiliare fortemente caratterizzante per la creazione di luoghi di ristorazione, punti vendita di prodotti e albergo diffuso;
  • recupero e valorizzazione degli antichi ricettari tramandati nelle famiglie da generazioni;
  • formazione per la trasmissione di conoscenze e competenze alla nuove generazioni;
  • attività ricreative.

Le donne del borgo sono le protagoniste di questo prototipo in quanto custodi delle ricette storiche e delle abilità necessarie per la creazione di un protocollo che identifichi la tipicità e unicità dei piatti di Vaccarizzo.

3. Il Prossimo passo

Al termine delle presentazioni abbiamo scelto uno dei quattro prototipi per mostrare ai partecipanti come avviare la pianificazione del “Prossimo Passo” e dare corpo alle proposte prendendosi un impegno con se stessi e la comunità.

Definizione del prossimo passo tutti insieme in plenaria.
Definizione del prossimo passo tutti insieme in plenaria.

Abbiamo compilato insieme una tabella dove abbiamo riportato:

  • le azioni prioritarie da fare per l’avviamento del prototipo,
  • gli stakeholder che si sarebbero fatti carico del coordinamento delle attività;
  • le date entro cui avrebbero dovuto completare le attività.
Il prossimo passo del prototipo "Vaccarizzo da assaggiare".
Il prossimo passo del prototipo “Vaccarizzo da assaggiare”.

Ovviamente la giornata non si sarebbe potuta concludere senza la condivisione del cibo:

Cena tutti insieme nel bar del paese.
Cena tutti insieme nel bar del paese.

Mettersi in discussione smuove energie potenti.

Ora è tempo di metabolizzare tutte le ispirazioni avute durante questa intensissima giornata per far maturare le idee emerse nelle sessioni di prototipazione …

Stay tuned!!!

* * *

Se sei interessato a mantenerti aggiornato su quello che accade nel borgo di Vaccarizzo seguici qui nella pagina Facebook I live in Vaccarizzo.

Se sei interessato ad altre iniziative per la rinascita di borghi e dimore storiche a rischio abbandono seguici sulla nostra Community BRIT – Save the building Make your business.

Per qualunque informazione o approfondimento sul metodo di lavoro che stiamo applicando scrivici:

Vaccarizzo non è più invisibile grazie ai social e al Sole24Ore

Dopo la prima esplorazione del primo marzo abbiamo compreso quanto Vaccarizzo fosse invisibile e sconosciuto fuori dalla stretta cerchia delle famiglie locali.

Abbiamo così iniziato a lavorare su identità e relazioni: condividere ciò che si fa nel borgo sui social e la stampa è un’azione che permette  di fare entrambe le cose contemporaneamente.
Ecco cosa è accaduto…

CAPITOLO 4

La pagina Facebook e il rapporto con la stampa e i media

 

Subito dopo le Interviste agli abitanti è nata l’esigenza di coinvolgere la comunità nel progetto e dare un nome al percorso che avremmo intrapreso insieme.

Primo passo: allargare l’extended team includendo altre 4 persone del territorio.

Le new entry sono:

  • Concetta Porchia, presidente dell’associazione culturale Vaccarizzo;
  • Davide Lauria, giovane avvocato molto attivo sul territorio;
  • l’architetta olistica Giada Mete (http://www.animarchitettura.com/) di Soverato;
  • Alberto Mattei di NomadiDigitali (http://www.nomadidigitali.it/) che collabora attivamente con il Co-living di Roberta Caruso.
extended team
Concetta Porchia, Davide Lauria, Giada Mete, Alberto Mattei.

Secondo passo: Aprire una pagina Facebook amministrata da persone del borgo su cui condividere tutte le fasi del percorso.

Creato il primo video, con un bel lavoro di brainstorming del team è stato coniato il nome del progetto, “I live in Vaccarizzo”, e il 21 marzo è stata aperta la pagina Facebook:

Home page Community I live in Vaccarizzo
Home page della community Facebook I live in Vaccarizzo

La comunità ha iniziato a lavorare subito sulla pagina condividendo il video con tutti i loro amici e parenti lontani, portando in meno di una settimana quasi 1200 persone a seguire la pagina! Il primo video pubblicato ha raggiunto più di 26.000 persone ed è stato condiviso 210 volte.

Quando l’energia scorre si sente e la stampa ha iniziato ad accorgersi che stava succedendo qualcosa di interessante da seguire.

Giovedì 28 marzo “I live in Vaccarizzo”, grazie alla giornalista Donata Marrazzo, finisce in prima pagina sul Sole24Ore nazionale, il più importante quotidiano di economia e finanza italiano.

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-03-28/i-live-in-vaccarizzo-ricetta-mit-boston-ripopolare-borgo-070457.shtml?uuid=ABo8rQiB

Articolo Sole24ore
Articolo del Sole24Ore del 28 marzo 2019.

La condivisione di questo articolo ha portato alla pagina Facebook un aumento esponenziale dei follower. Il post ha raggiunto quasi 8500 persone e circa 930 interazioni.

Da quel giorno qualcosa è cambiato. Tv locali e regionali, giornali, radio, web tv hanno iniziato a condividere la notizia che a Vaccarizzo si stava avviando un Laboratorio di Trasformazione Sociale… sotto la guida del MIT!

Oh mamma… ora si aspettano l’arrivo degli americani!?!?

Intervista di Rai3 Calabria
Roberta Caruso intervistata da Rai3 Calabria.

Abbiamo trascorso più tempo con i giornalisti a chiarire che connessione ci fosse tra Vaccarizzo, BRIT, la Teoria U, il Presencing Institute, Otto Scharmer e il MIT che a parlare del progetto. Inizialmente questo grande misunderstanding ci ha preoccupato ma abbiamo capito molte cose:

  • i giornalisti mettono in prima pagina solo ciò che per loro fa notizia. Senza il MIT di mezzo la notizia non c’era;
  • le informazioni di approfondimento vanno a pag.10;
  • meglio un titolo impreciso che fa notizia che rimanere nell’indifferenza totale.
  • con il digitale gli errori si propagano ad una velocità supersonica ed è impossibile contenerli… tanto vale cavalcare l’onda e spiegare come stanno le cose ogni volta che se ne ha la possibilità;

e soprattutto che

  • il tema del ripopolamento dei borghi storici è sentito da tantissime persone ed ha una grande rilevanza politica a livello nazionale. Abbiamo scoperto che sono in atto tanti esperimenti in varie parti d’Italia che stanno avanzando con più o meno successo e che la nostra modalità incuriosisce molto… Ci terranno d’occhio!

La comunità ha capito di non essere più invisibile.

La visibilità, essere i primi a fare qualcosa porta con sé delle grandi responsabilità: essere di esempio agli altri!

Da questo momento sono iniziate a cambiare le aspettative, si è accesa una fiamma negli abitanti che sta scaldando cuori e motori… Ne vedremo delle belle!

Alla scoperta di Vaccarizzo: esplorare e ascoltare per conoscere.

Nell’articolo del 7 maggio vi abbiamo anticipato che il passo successivo del percorso Ulab-S per la rinascita di Vaccarizzo, sarebbe stato quello di andare sul posto alla scoperta del borgo e dei suoi abitanti. Abbiamo mandato una nostra esploratrice per mettersi in ascolto con mente, cuore e volontà aperta, a raccogliere le prime informazioni e le prime sensazioni. Quali saranno i “diamanti” nascosti? Quali saranno le cose da migliorare?

Ora ve lo raccontiamo! Buona lettura.

CAPITOLO 3

Sensing Journey e Stakeholder interviews

 

La mappa 3D del 14 febbraio ci ha fatto capire quanto fosse importante andare sul posto a sentire il luogo e le persone per dare corpo e anima alle sensazioni emerse durante il laboratorio a distanza.

Michela Rossi da Roma è partita per raggiungere Roberta Caruso, la nostra “attivista” sul posto che ha iniziato a coinvolgere e mobilitare la comunità locale per la prima fase di ascolto.

Il primo di marzo 2019, con il supporto di un documentarista locale, Francesco Cristiano, sono state fatte le interviste agli abitanti e la visita esplorativa al borgo.

Ne è stato prodotto questo video racconto:

stakeholder interviews
Passeggiata esplorativa del borgo e interviste ai residenti di Vaccarizzo.

Michela ha raccolto questi spunti:

Le persone: le hanno dedicato una grande accoglienza e mostrato tanta voglia di condividere la loro esperienza.

I valori più forti emersi sono:

  • il senso della collettività e della comunione, elemento principale che li tiene uniti e non gli fa lasciare il luogo. La comunità è come una grande famiglia allargata. A testimonianza dell’unione e della forza della collettività sono i numerosi eventi e le iniziative che vengono organizzate dall’Associazione culturale di Vaccarizzo nei periodi festivi e che vedono tutta la collettività riunita.
  • La maggior parte delle persone lavora fuori, ma non pensano assolutamente di trasferirsi per il grande attaccamento al luogo e alle tradizioni.
  • Grande senso di identità e di radici. Alcune persone hanno vissuto anche all’estero e sono tornate in età di pensionamento.
  • Non c’è senso di rassegnazione, ma un forte amore per il territorio, che li unisce e li porta, anche tramite l’Associazione, a una consapevolezza dei punti deboli del territorio che vanno risolti.
  • Pur essendo un paese in spopolamento, cosa avvertita da tutti i cittadini, non è un paese morto, grazie alla vitalità di chi è rimasto.
Degustazione salsiccia artigianale
Cettina Porchia prepara una degustazione di salsiccia fatta in casa.
ritrovo in piazzetta a Vaccarizzo
Ritrovo degli abitanti nella piazzetta di Vaccarizzo, davanti all’unico bar rimasto aperto.

Il borgo:

Dal punto di vista paesaggistico si trova in una posizione di grande valore. Per raggiungere il borgo abbiamo attraversato il centro di Montalto e abbiamo percorso la strada che si affaccia sul Parco Naturale. Il borgo ha una vista privilegiata.

Borgo visto dal drone
Il borgo di Vaccarizzo visto dal drone.
Paesaggio naturale intorno a Vaccarizzo.
Vista sul paesaggio naturale che circonda Vaccarizzo.
pecora.
Animali da pascolo che vivono in prossimità del borgo.

Dal punto di vista architettonico gli elementi di forza sono:

– le due chiese, di origine molto antica, una delle quali è caratterizzata dalla presenza di un interessante coro ligneo creato dai Valdesi e dotata di un’acustica che la rende una sede adatta a concerti di musica lirica. Le chiese sono molto “vissute” ma necessitano di restauri sia sulle facciate esterne sia negli interni.

Coro della Chiesa di San Rocco.
Coro ligneo della Chiesa di San Rocco.

– l’ex filanda, che nonostante la sua bellezza e il suo valore è attualmente in uno stato di totale abbandono. Vi lavoravano negli anni ‘60 circa 40 persone, quasi tutte donne. Dopo la morte del proprietario i figli hanno intrapreso carriere diverse (uno medico e l’altro agronomo) e hanno scelto di chiuderla.

Ex-filanda abbandonata.
L’edificio dell’ex-filanda oggi in stato di abbandono.

– la struttura viaria del borgo stesso: è uno dei pochi borghi che ha un percorso ad anello che collega tutte le abitazioni, rendendo le connessioni interne molto fluide e sicure (https://youtu.be/aiRmcF3d7Fg ).

– il piccolo museo realizzato a casa di Donna Letizia con una collezione degli antichi strumenti per la lavorazione del miele, della filatura della seta, della spremitura delle olive, dei mezzi di trasporto (calessini), ma soprattutto dell’arte cestaia realizzata con il legno di castagno.

Museo famiglia Chimenti.
Piccolo museo della famiglia Chimenti: il calessino.
Cesto in legno di castagno.
Un tipico cesto in legno di castagno prodotto dai maestri cestai di Vaccarizzo.

Dal punto di vista delle attività commerciali, produttive e artigiane la situazione è alquanto critica:

  • nel borgo si trova solo un piccolo bar. Il market, la banca, l’ufficio postale che c’erano hanno chiuso.
  • Le produzioni agricole tradizionali come quella del miele, delle olive e delle castagne, un tempo attività remunerative per gli abitanti del borgo, oggi sono utilizzate solo per il sostentamento familiare.
  • Per quanto riguarda l’arte cestaia, l’ultimo Mastro Cestaio è morto qualche anno fa, e con la sua morte si è spenta questa attività.
  • in paese resiste solo un’ultima famiglia di ebanisti.

Elemento di criticità sentito molto dalla collettività sta nei collegamenti con mezzi pubblici tra il borgo e le città principali limitrofe quali Montalto Uffugo, Paola, Rende, Cosenza e Lamezia terme. Per qualunque necessità gli abitanti si devono spostare in auto. Un turista che volesse arrivare in questi luoghi può farlo solo noleggiando un’auto o facendosi venire a prendere da un abitante del luogo.

Ciò che è emerso è una grande potenzialità dovuta non solo al territorio (storia, cultura eno-gastronomica, tradizioni) ma soprattutto alle persone che hanno grande voglia di tenere vivo questo luogo. Se sono piuttosto chiare a tutti le motivazioni che hanno portato all’abbandono del borgo, che sono principalmente dovute alla mancanza  di lavoro, alla domanda: “come vedete il vostro futuro e cosa immaginate per il futuro di Vaccarizzo”, la risposta univoca è stata che vedono il loro futuro lì, ad ogni costo, ma non c’è una visione chiara di come potrà essere Vaccarizzo. C’è la volontà, e forte, di esplorare e scoprire insieme a noi questo futuro.

La Sfida della Comunità:

Immaginare e progettare insieme la Visione Futura del Borgo

 

* * *

Se siete curiosi dello sviluppo del progetto o desiderate approfondire il metodo descritto, scriveteci:

Vaccarizzo è da ripopolare: Cominciamo!

MAPPANDO insieme il PRESENTE e il FUTURO della comunità.

Vi abbiamo lasciato il 30 aprile scorso con la scelta di Vaccarizzo di Montalto come borgo dove avviare il percorso di ripopolamento, sperimentando gli strumenti della Teoria U di Otto Scharmer.

Ora entriamo nel vivo del progetto!

* * *

Capitolo 2

La mappa 3D

Il primo passo del percorso ci ha visto sperimentare l’uso di una mappa 3D molto speciale: un gioco di ruolo, con oggetti da collocare nello spazio in modo collettivo, che rappresentino lo stato attuale e lo scenario di sviluppo futuro del borgo, da analizzare secondo 4 prospettive.

I punti di vista da tenere in considerazione sono:

  • Est – punto di vista dell’Amante – Focus su Sentimenti e Relazioni;
  • Sud – punto di vista del Guerriero – Focus su Verità e Azione;
  • Ovest – punto di vista del Mago – Focus sulle Prospettive;
  • Nord – punto di vista del Sovrano – Focus sullo Scopo.

Una regola del gioco è che ci si trovi con tutto il team in presenza, usando oggetti fisici.

Ma come fare a seguire il lavoro con un team di 10 persone sparpagliate su tutto il territorio nazionale?

La prima sfida di questa fase: trovare un modo per lavorare in modo proficuo a distanza.

Non potendo incontrarci dal vivo durante le live session del 14 febbraio e non volendo rinunciare a sperimentare le cose passo passo abbiamo creato uno spazio di lavoro comune su Google Drive dove poter scrivere e condividere documenti, e un gruppo di lavoro su Slack.

Ci siamo inventati un modo per riuscire a fare la mappa 3D a distanza in modo collettivo con Zoom e Google Drawings utilizzando emoticons, foto e simboli.

Eccone qui il risultato per il borgo di Vaccarizzo:

situazione corrente di partenza

mappa stato attuale del borgo di Vaccarizzo
3D map del Modello 1: lo stato attuale del borgo di Vaccarizzo.

situazione di arrivo, desiderata, nel futuro

mappa dello scenario futuro di Vaccarizzo
3D map del Modello 2: lo scenario futuro di Vaccarizzo.

Che cosa è emerso da questa lettura?

Il metodo prevede una lettura strutturata da fare in gruppo seguendo 5 step:

  1. Riflettere sul risultato: le differenze tra modello 1 e modello 2;
  2. Riflettere sul processo: i punti chiave e il primo cambiamento rilevante;
  3. Individuare i punti di leva per passare dal modello 1 al modello 2;
  4. Conversazione circolare di gruppo sulle leve da esplorare per lo sviluppo dei prototipi;
  5. Pianificare i passi successivi: Sensing Journey, Stakeholder interviews, Organizzazione del lavoro in team.

Ecco qui una breve sintesi di ciò che è emerso dal lavoro di lettura delle due mappe.

I punti salienti del modello corrente di partenza:

  • Evidenzia tristezza e nostalgia per i familiari che sono emigrati per trovare un futuro migliore. Il loro cuore è altrove.
  • Trasmette disordine, spreco di energia, fatica nel fare le cose.
  • Il modello 1 mostra la presenza di molte risorse che rappresentano la storia e l’identità della comunità.
  • La comunità si sente sola e isolata: non ci sono servizi, la scuola è chiusa e la maestra se ne è andata, nemmeno il Comune si occupa più delle manutenzioni ordinarie dei luoghi pubblici, dei servizi di trasporto, della manutenzione delle strade. I collegamenti sono difficili.
  • La gente ama il paese perché la qualità della vita è buona. C’è buon cibo, tanta natura e le relazioni fra chi è rimasto sono molto buone.
  • Nel modello si nota una grande distanza tra il borgo e il resto del mondo dove si percepisce siano la vita e le opportunità. Le risorse ci sono, le vedono ma sono scollegate fra di loro.
  • Nella loro identità c’è l’integrazione culturale perché fa parte della loro storia. Il territorio comprende comunità di minoranze etniche, culturali e religiose come la valdese e quella arbëreshë.

I punti salienti del modello del futuro:

  • Il secondo modello fa emergere la voglia di riconnettere il borgo al mondo, alle persone lontane ma che fanno parte della loro vita, dei loro affetti e della loro identità.
  • Si percepisce un disegno d’insieme. Le risorse sono connesse fra di loro. Si percepisce un livello di energia più alto, amore, inclusione e cura del luoghi, delle persone e delle relazioni.
  • Esprime unione, coesione, ordine, connessione.
  • Le persone residenti sono il cuore pulsante del processo. Chi è rimasto ha il ruolo e la responsabilità di rivedersi con occhi nuovi, di riconoscersi e raccontarsi al mondo.
Opera dedicata agli emigranti di Vaccarizzo
Opera dedicata agli emigranti di Vaccarizzo.

Prossimo passo:

Andare sul posto. Sentire il luogo, le persone e far lavorare la comunità su se stessa.

* * *

Se siete curiosi dello sviluppo del progetto o desiderate approfondire il metodo descritto, scriveteci:

La grande sfida del ripopolamento dei borghi storici italiani

La ricetta di BRIT che passa dal MIT e approda in un piccolo borgo della Calabria.

Come sapete BRIT è una start up innovativa che si occupa di valorizzazione di borghi e dimore storiche a rischio di abbandono.

La nostra missione più sfidante è trovare una “ricetta” per il ripopolamento dei borghi storici italiani.

Il perché di questa missione.

L’Italia dalla fine del XIX secolo ha vissuto 3 importanti flussi migratori che hanno portato ad un progressivo calo demografico delle aree collinari e montane del paese.

Le due guerre mondiali, l’industrializzazione e la crisi economica del 2008 in particolare hanno amplificato e accelerato questo processo che ha portato le famiglie ad espatriare (secondo una stima del Ministero degli Esteri gli oriundi italiani sono tra i 60 e gli 80 milioni di persone di cui il 66,3 % vive in America Latina, il 27,5 % in America del Nord e il 3,4 % in Europa) o a trasferirsi nelle aree metropolitane.

Distribuzione degli Oriundi italiani nel mondo. (fonte: http://www.emigrati.it/Emigrazione/DatiStatItalMondo.asp)

In Italia oggi ci troviamo con più di 2 milioni di immobili abbandonati: su una comunità composta da circa 60 milioni di abitanti è un numero sconcertante, che mette in evidenza un problema sociale enorme.

Dalla nostra esperienza di architetti sappiamo che lo stato di manutenzione del patrimonio immobiliare è lo specchio della qualità di vita e delle relazioni delle persone che lo posseggono e lo vivono.

Assenza di presidio umano e manutenzioni non eseguite con regolarità sono l’inizio di un processo di degrado fisico e sociale che non possiamo più permetterci.

Forti di questo credo, e motivati a dare il nostro contributo per trovare soluzioni che invertano il processo, abbiamo voluto partecipare ad Ulab-S, il primo Laboratorio di Trasformazione Sociale creato da Otto Scharmer , senior lecturer della MIT Management Sloan School, e dal suo team del Presencing Institute.

La ricetta di BRIT per il ripopolamento dei borghi
Mappa dei progetti di Trasformazione Sociale selezionati per Ulab-S 2019.
La ricetta di BRIT per il ripopolamento dei borghi
Core team di BRIT nel video di presentazione del contest lanciato dal Presencing Institute per partecipare ad Ulab-S.

Il nostro obiettivo: prototipare in un borgo in via di spopolamento un percorso di rinascita.

Come? Lo faremo applicando uno degli approcci al change making più innovativi e rivoluzionari: la Teoria U ed i suoi tools.

E’ un’avventura avvincente e molto sfidante che merita di essere raccontata passo passo.

Questa è la nostra storia.

* * *

Capitolo 1

Ingrediente #1: il giusto TEAM.

Il primo task assegnato dalle guide di Ulab-S è stato quello di scegliere un team di almeno dieci persone che avrebbe potuto investire cinque mesi di lavoro sul progetto, da gennaio a maggio 2019. La scelta del team è una fase molto delicata del processo perché condiziona in modo sostanziale la qualità dei risultati ottenuti.

Per rendere il lavoro efficace ed operativo fin da subito abbiamo deciso di comporre il team con persone con competenze diversificate e interessate all’argomento:

La ricetta di BRIT per il ripopolamento dei borghi
Membri dell’extended team: Laura Camellini, Giovanna Carpinello, Roberta Caruso, Sergio Farruggia, Angela Santi, Stefano Termanini

Ingrediente #2 : la COMUNITÀ con cui sviluppare il prototipo di ripopolamento.

Per scegliere una comunità in cui sperimentare il percorso,  abbiamo scelto di fare un concorso interno al team. Sapendo che S-lab sarebbe durato da Gennaio a Maggio 2019, la comunità con cui lavorare doveva avere alcune caratteristiche per riuscire in tempi brevi a dare dei risultati tangibili di cambiamento.

Gli indicatori di selezione che abbiamo usato comportavano la presenza di: 

  • un fenomeno di spopolamento in atto;
  • una comunità attiva sul luogo disposta a lavorare sul prototipo;
  • una figura leader disposta a partecipare al laboratorio attivamente;
  • attività commerciali, servizi o imprese sul territorio;
  • una forte valenza storica del luogo;
  • risorse attrattive del territorio;
  • varietà demografica;
  • una Pubblica Amministrazione supportiva;
  • precedenti tentativi per contrastare lo spopolamento.

Alla selezione hanno partecipato 8 borghi provenienti da varie Regioni d’Italia:

Pergine (TN), Carrega Ligure (AL), Calice Ligure (SV), Zeri (MS), Gatta di Castelnuovo nei monti (RE), Serramazzoni (MO), Castello di Monfestino (MO), Vaccarizzo di Montalto (CS).

La scelta è stata molto sofferta perché i casi proposti erano tutti molto interessanti e con vari gradi di urgenza di intervento. Dopo un lungo e appassionato dibattito, la scelta è andata su Vaccarizzo di Montalto, un borgo di 500 abitanti nel Comune di Montalto Uffugo in Provincia di Cosenza.

La ricetta di BRIT per il ripopolamento dei borghi
Vaccarizzo di Montalto, frazione di Montalto Uffugo (CS).

Che cosa ci ha fatto scegliere la comunità di Vaccarizzo?

Vaccarizzo ha vinto per due motivi: da una parte rispondeva ai criteri oggettivi di selezione che avevamo impostato e in secondo luogo la coesione e la presenza della comunità sono state percepite molto forti.

I fattori chiave sono stati la passione e l’energia della persona che ce lo ha presentato: Roberta Caruso. Lei ha saputo trasmettere in modo molto efficace una visione di sviluppo, ottime relazioni con i membri della comunità, amore, impegno e una forte volontà di far rinascere il borgo dove è nato suo padre. Ha dimostrato che avrebbe potuto coinvolgere facilmente la comunità ad investire tempo, energie, risorse e relazioni nel progetto.

La lezione che abbiamo imparato da questa selezione è che sono sempre le PERSONE a fare la differenza.

La ricetta di BRIT per il ripopolamento dei borghi
Roberta Caruso con alcuni abitanti attivi di Vaccarizzo.

Siete curiosi di sapere cosa abbiamo sperimentato con loro? Seguite i prossimi articoli!

Se non resistete scriveteci qui:

PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE

Quante volte ci siamo ripetuti questo detto pensando al nostro stato di salute e lo abbiamo applicato per evitare di peggiorare la situazione?
Ebbene questo non deve valere solo per noi ma anche per gli immobili ed a maggior ragione se si tratta di edifici storici di pregio.
Siamo spesso portati ad intervenire solo in situazioni di emergenza e purtroppo anche nelle cronache recenti sono frequenti  notizie di crolli e distruzioni dovuti ad errori umani legati alla mancanza di manutenzione ed all’incuria.
Se il nostro patrimonio fosse oggetto di controlli periodici e di altre attività preventive capaci di segnalare anche piccole trasformazioni e monitorare fenomeni di degrado in atto, si potrebbero evitare danni che possono anche diventare irreparabili.
Già nel 1848 nel suo “The seven lamps of architecture”  RUSKIN J. scriveva: “Prendetevi cura solerte dei vostri monumenti e non avrete alcun bisogno di restaurarli. Poche lastre di piombo collocate a tempo debito su un tetto, poche foglie secche e sterpi spazzati via in tempo da uno scroscio d’acqua, salveranno sia il soffitto che i muri dalla rovina. Vigilate su un vecchio edificio con attenzione premurosa; proteggetelo meglio che potete e ad ogni costo, da ogni accenno di deterioramento […] E tutto questo, fatelo amorevolmente, con reverenza e continuità e più di una generazione potrà ancora conoscere e morire all’ombra di quell’edificio.”

 

LA MANUTENZIONE PREVENTIVA

La manutenzione preventiva è la cura per prevenire il “danno” attraverso la programmazione di una serie di interventi finalizzati a conservare l’immobile in buono stato mantenendolo, nel breve periodo, idoneo all’uso cui è adibito.
Una manutenzione preventiva e programmata dei manufatti è strategica perché consente di salvaguardare, proteggere il patrimonio con interventi di piccolo impatto a costi contenuti e di tenere sotto controllo lo stato di salute degli immobili.
I  manufatti sono soggetti al passare del tempo ed a trasformazioni dovute sia all’invecchiamento naturale dei materiali che ad eventuali nuovi bisogni di chi li utilizza. Se si effettuano con scadenze pianificate ispezioni, monitoraggi e piccoli interventi, si possono registrare eventuali anomalie ed agire in tempo utile per contrastare l’evolversi di fenomeni di degrado.
Occorre quindi conoscere bene la salute dei propri immobili, valutare periodicamente lo stato di conservazione, individuare le criticità più evidenti e le problematiche che insorgono più frequentemente ed agire con interventi capaci di risolvere il problema a costi contenuti.  Pensate, ad esempio a come il costante controllo del buon funzionamento del sistema di smaltimento delle acque meteoriche sia fondamentale a prevenire effetti che possono essere disastrosi per l’intero edificio.
GLI ELEMENTI DA TENERE SOTTO CONTROLLO
In generale,  le parti di un manufatto storico  che devono essere oggetto di interventi manutentivi sono:
  • le coperture e gli elementi di protezione sommitale sempre esposte agli agenti atmosferici e spesso anche a vegetazione infestante;  
  • le superfici verticali e gli strati di finitura sottoposte a rigonfiamenti, efflorescenze, etc.;
  • le zone basamentali esposte a risalita capillare e ristagni di acqua;  
  • gli infissi che nel tempo perdono la loro tenuta all’acqua o all’aria.
    Non sottovalutiamo inoltre l’effetto “volano” del degrado degli elementi di protezione esterni del fabbricato  che induce nel tempo anche al deterioramento degli elementi interni altrimenti protetti.
    Non dimentichiamoci  poi quanto sia importante una costante manutenzione degli impianti tecnologici dei manufatti ai fini della sicurezza di persone e cose.
    Vi sono inoltre ville e dimore immerse in  giardini storici con laghetti, stagni, specchi d’acqua, fontane che richiedono una manutenzione continuativa. Il prato dei giardini storici fa da sfondo naturale ad alberi, siepi, architetture e sculture, va quindi mantenuto con cura e dedizione. Gli arbusti, alberi e siepi devono essere mantenuti nel loro stato ideale con sostituzioni puntuali e con rinnovamenti ciclici attraverso tagli completi e reimpianto degli elementi invecchiati o danneggiati e quindi pericolosi.
    Se poi il bene è  anche aperto al pubblico occorre prevedere una costante manutenzione delle strutture di fruizione come passerelle, parapetti, panchine, cartelli indicatori, etc.
    Gli interventi di manutenzione costituiscono un costo che può arrivare a incidere per il 70-80% sulle spese di esercizio complessive del manufatto architettonico. E non è poco.
    I VANTAGGI E BENEFICI ECONOMICI DELLA MANUTENZIONE PREVENTIVA
    Se un edificio di interesse storico, dopo un periodo di totale assenza di cure, registrasse un deterioramento o un guasto, l’intervento conseguente sarebbe con molta probabilità un intervento di restauro decisamente più invasivo e costoso.
    Per evidenziare i possibili vantaggi legati  alle pratiche manutentive confronteremo i costi parametrici tra le diverse azioni conservative  facendo riferimento a studi recenti del Politecnico di Milano “Sui processi di manutenzione del costruito tutelato.” In essi, i costi parametrici di manutenzione rispetto alla volumetria dell’edificio sono stati desunti dalla analisi  di Piani di Manutenzione di edifici storici e consuntivi scientifici di interventi su beni di interesse architettonico.

    Possiamo stimare che:

  • i costi parametrici di manutenzione per edifici in buono stato di manutenzione si aggirano intorno ai 3,00 €/mc
  • i costi parametrici di manutenzione per edifici in cattivo stato di manutenzione sono intorno ai 15,00 €/mc.
    Altre analisi effettuate  su edifici di interesse architettonico di proprietà di una compagnia assicurativa che ha investito in strategie volte a garantire il decoro degli edifici e la sicurezza degli utenti-fruitori, hanno evidenziato costi di manutenzione pari a circa 8,00 €/mc.
    Le diverse esperienze prese come riferimento, hanno dimostrato che, in base alla volumetria dell’edificio e in base al numero degli elementi coinvolti simultaneamente dall’intervento, il costo può variare notevolmente perché intervengono coefficienti riduttivi, sensibili alle economie di scala e alle condizioni di accessibilità dei beni, così come la diversa composizione della manodopera coinvolta, tecnici specializzati e operai, può determinare importanti oscillazioni del prezzo finale: essa, infatti, può incidere fino al 80% sul costo dell’intervento.
    I costi di manutenzione preventiva risultano esigui se confrontati con i costi per interventi di restauro eseguiti su edifici senza manutenzione da anni e/o abbandonati.  Tali costi si aggirano intorno ai 1500,00-2500,00 €/mq. Volendo considerare suddetti costi rispetto al volume del bene, in caso di edilizia storica residenziale, è possibile stimare che il costo medio parametrico di un restauro possa arrivare a  800,00 €/mc.
    Non vi è quindi dubbio che la manutenzione sia  la maniera più conveniente in termini di minori costi per garantire la conservazione di qualsiasi manufatto architettonico.
    IL DIARIO DELL’IMMOBILE
    Tenere sotto controllo tutti gli aspetti che vi abbiamo raccontato è facile da non farsi perché si tratta di una attività di monitoraggio lunga, impegnativa e noiosa. Per facilitare e rendere più leggere queste operazioni, BRIT ha creato  il “Diario dell’Immobile©”, uno strumento dove annotare numeri e fatti chiave della sua vita:
  • il rapporto con i proprietari dalla sua nascita;
  • le sue caratteristiche e tratti distintivi;
  • le sue trasformazioni;
  • il suo stato di salute;
  • i suoi costi di manutenzione e di gestione;
  • i suoi usi;
  • modelli di business e redditività nella storia.
    Attraverso il Diario dell’Immobile potrai tenere sotto controllo il tuo patrimonio in modo semplice, leggero e creativo, prevenendo imprevisti che possono costarti molto cari. 

    Se sei proprietario di un edificio storico  e  vuoi iniziare a gestire il tuo patrimonio senza stress, CONTATTACI compilando questo modulo.

Buone pratiche per la gestione dei beni culturali privati.

Come applicare le buone pratiche sperimentate da Mauro Felicori per la rinascita della Reggia di Caserta nella valorizzazione delle dimore storiche private.

Mauro Felicori all’Opificio Golinelli

Mauro Felicori il super direttore che dal 2015 sta rivoluzionando la gestione della Reggia di Caserta è convinto che oggi chi gestisce i beni culturali siano persone che “raccolgono albicocche selvatiche dagli alberi e non arano i campi creando ricchezza”.

Per uscire di metafora, è convinto che in Italia ci troviamo in mano un patrimonio dal potenziale enorme ma gestito in modo pessimo, e i numeri lo confermano: oggi i beni culturali in Italia creano solo il 3,5% della ricchezza del paese.

Allo stato attuale il bene culturale non produce nulla. Non è vissuto come un capitale da far fruttare.

Non è un asset ma un costo raccontato bene, basato sulla spesa pubblica.

L’esperienza di Felicori è legata al patrimonio pubblico, ma possiamo estendere questa sua affermazione anche a gran parte del patrimonio privato.

Noi siamo andati il 20 luglio scorso ad ascoltare il suo intervento presso l’Opificio Golinelli di Bologna, dal titolo “Best practices nella gestione del patrimonio culturale italiano”, di cui vi riportiamo i punti salienti che possono essere di utilità anche per i proprietari privati di dimore storiche.

Buone pratiche #1 : ANALISI DEL MERCATO E DEI RISULTATI

“Partiamo dall’esempio della Reggia di Caserta.

La Reggia fa circa 430.000 visitatori/anno.

Una reggia di caratteristiche comparabili è quella di Versailles. Versailles fa 5.300.000 visitatori/anno.

Ci troviamo in un rapporto di quasi 1:10. Che cosa ha reso Versailles un caso di successo così eclatante?

  • Prima di tutto Versailles è gestita come una “impresa”.”
La Reggia di Caserta vista dal Bosco di San Silvestro (credit M. Felicori)

La gestione imprenditoriale non è valida solo per le grandi dimore ma per ogni tipo di bene immobile. Ciò che fa la differenza, infatti, sono la MENTALITÀ che ha un imprenditore, rispetto ad un proprietario privato qualunque, le AZIONI che ne conseguono e gli STRUMENTI che utilizza per ottenere, monitorare e migliorare i propri RISULTATI.

A proposito di numeri possiamo fare un esempio: il turismo a Napoli cresce del 4-5 % l’anno e in Campania sono orgogliosi di questo risultato. Ma siamo sicuri che sia davvero un buon risultato?

Due dati chiave mostrano criticità da tenere sotto controllo per il futuro:

  • dopo la prima volta che i turisti vanno a Napoli non ci tornano più;
  • Il turismo a livello mondiale sta crescendo del 10% l’anno.

Questi dati cosa ci insegnano?

  • Per capire meglio il reale andamento della propria gestione, i risultati ottenuti non vanno confrontati solo con il territorio circostante il bene, ma va ampliata l’ANALISI A LIVELLO GLOBALE.
  • Per definire una strategia efficace è necessario sia cambiare gli INDICATORI di analisi sia la SCALA di rilevazione.

Buone pratiche #2: IDENTITÀ 

La Reggia di Caserta ha un’identità molto forte e come tutti i grandi musei statali attraggono tanto pubblico e risorse per prosperare. Minore fortuna hanno invece i musei più piccoli che piangono continuamente chiedendo supporto finanziario. Stesso destino è dei Poli museali regionali.

Le piccole realtà, anche messe in rete, non hanno l’energia attrattiva dei grandi, proprio a causa della mancanza di un’identità forte.

Sarebbe di grande aiuto perciò ragionare su un MARKETING CHE VALORIZZI due elementi:

  • la MATERIA che accomuna i musei;
  • la ZONA cui appartengono.

RACCONTATI E ORGANIZZATI COME FOSSE UN UNICO ORGANISMO, un museo diffuso.

Un settore che ha capito da tanto tempo la forza di questa strategia è il turismo eno-gastronomico. Chi gestisce beni culturali dovrebbe trarre ispirazione dal loro marketing e dal loro modo di cooperare.

Buone pratiche #3: LOGISTICA E AMBIENTE SOCIO-CULTURALE

Statistiche e censimenti confermano nuovamente Caserta come l’ultima città d’Italia per qualità della vita.

Anche alcune guide turistiche informano i coraggiosi avventurieri che vorranno visitarla di stare attenti a questo o a quel pericolo. Sono giudizi che fanno male all’autostima, alla reputazione e al portafoglio e di sicuro non aiutano un territorio a riemergere.

Felicori è fortemente convinto che i beni culturali possano trainare l’economia del territorio:

la cultura può essere un’industria che produce crescita e la creatività il fattore dominante per lo sviluppo economico.

L’ostacolo principale che ha rilevato è l’ambiente:

  • la rassegnazione e la sua solitudine istituzionale;
  • un ambiente istituzionale inerte alle battaglie fondamentali legate all’inaccessibilità e alla facilità di collegamento; la linea Roma-Caserta ha solo due collegamenti veloci al giorno!
  • segnaletica autostradale inesistente;
  • ambiente non orientato all’impresa.

Siamo sicuri che questo sia un problema solo di Caserta?

Rendere attraente una località è uno degli obiettivi principali che ogni gestore di bene culturale, pubblico o privato che sia, dovrebbe avere come stella polare.

Senso di SICUREZZA, PULIZIA e FACILITÀ DI RAGGIUNGIMENTO di un luogo sono alcuni dei punti chiave su cui lavorare per agevolare le persone ad arrivare verso la tua dimora.

Rendersi “attraenti” parte da noi stessi, da come ci percepiamo.

Se anche la tua dimora non si presenta al meglio ora non bisogna vergognarsene. Basta iniziare a mostrare il proprio impegno a voler cambiare le cose che un’energia nuova si muove e ti mostra strade da percorrere che prima non immaginavi.

Buone pratiche #4: COMUNICAZIONE SOCIAL

Felicori, nonostante non sia un “nativo digitale”, ha capito prima di tanti suoi colleghi quanto sia improduttivo rifiutare di esporsi sui nuovi canali social. Esserci, raccontare ciò che si fa, come lo si fa, quali responsabilità ci si prende, rispondere a critiche e obiezioni, lo considera un dovere di ruolo e trasparenza. Dice con la leggerezza e l’ironia sorniona che lo contraddistinguono che “Se da direttore non usi i social sei un somaro”.

Gestisce la sua comunicazione personale su Facebook e sul suo sito personale ed ha accettato di non avere più una vita “privata”.

Seguire il suo profilo Facebook è come seguire un corso accelerato di comunicazione efficace, di creazione di rapporto con la comunità, di management, di arte, di restauro, di organizzazione di eventi.

Straordinaria è la sua capacità di gestione delle critiche. Il suo segreto?

Utilizza la posta negativa come strumento di crescita.

Considera chi protesta per qualcosa come un ispettore che segnala i disservizi ai suoi funzionari.

Per lui le CRITICHE sono CONSULENZE GRATUITE.

In sintesi “Chi critica ti fa un regalo”.

Chi già gestisce una dimora e la tiene aperta al pubblico dovrebbe fare proprie queste credenze costruttive su chi segnala disservizi. Questo è l’approccio migliore per trasformare magicamente una recensione negativa in una opportunità di crescita, di evoluzione e di costruzione di una sana reputazione. Spesso i clienti più fedeli diventano coloro che sono stati curati al meglio dopo un “incidente”.

Buone pratiche #5: EFFICIENZA DECISIONALE ED OPERATIVA

Quando Felicori è arrivato tre anni fa nella gestione del museo non c’era un ragioniere, uno che si occupasse di turismo, di comunicazione e marketing.

Durante il mandato ha vissuto situazioni assurde: ci ha messo due anni per dare divise ai dipendenti e 1 anno per ottenere il telepass per la sua auto.

Queste esperienze gli hanno fatto maturare la convinzione che “Serve una rivoluzione culturale nella gestione dei beni culturali”: vanno gestiti come imprese.

Oggi la sfida è sull’EFFICIENZA.

La formula per lui è semplice:

  • separare i musei dalle soprintendenze per avere BILANCI AUTONOMI e VIVERE DELLE PROPRIE ENTRATE;
  • assumere o licenziare il personale come avviene nel settore privato: le aziende funzionano se c’è una SQUADRA BRAVA. Chiave sono i contratti. “Sogno un’orchestra che suona senza direttore … ma col metronomo.”
  • PERSONALIZZARE il museo, la sua offerta e la sua gestione;
  • COMUNICARE, usando anche i social;
  • investire fuori dal territorio circostante per FARSI CONOSCERE DAL TURISMO INTERNAZIONALE;
  • Introdurre NUOVI INDICATORI PER VALUTARE LA GESTIONE dei beni culturali: non solo il fatturato misurato in Euro ma anche il “Fatturato Culturale” ovvero misurare “Quanta gente viene per quanto impara”;
  • COLLABORARE CON I PRIVATI nella gestione del museo (come avvenuto per “I martedì a noleggio” dove la gestione di spettacoli storici teatrali è fatta da privati nel giorno di chiusura settimanale ufficiale del museo) e non solo per funzioni accessorie come caffetterie e bookshop;
  • FARE RETE con tutti i soggetti dell’ecosistema cui si appartiene.

Tutte azioni strategiche, applicabili e funzionali allo sviluppo di business nelle dimore storiche.

* * *

Se possiedi una dimora storica e non sai come valorizzarla al meglio, chiedici un AUDIT https://www.mundobrit.com/brit-audit/ .

Analizzeremo insieme la tua situazione per trovare le strategie più adatte al tuo caso.

Il TRUST , un “padre di famiglia” per proteggere il tuo patrimonio

Hai diversi immobili e non sai come gestirli?   Vuoi trovare la formula per risolvere conflittualità e dissidi familiari per gestire e tutelare il  tuo patrimonio oggi ed in futuro?   Vuoi mantenere unito il tuo patrimonio e proteggerlo da aggressioni o procedure concorsuali future?

Allora il TRUST fa per te, abbi fiducia!

Che cosa è il trust?

Il trust è un istituto del sistema giuridico anglosassone di common law estremamente versatile che serve a regolare una molteplicità di rapporti giuridici di natura patrimoniale. E’ uno strumento  flessibile che può adattarsi facilmente a molte situazioni, l’estrema duttilità di questo istituto fa sì che siano diversi gli obiettivi che di volta in volta il  trust possa raggiungere.

In Italia l’istituto del trust è diventato operante nel 1992, grazie alla ratifica della Convenzione dell’ Aja del 1985 che stabiliva per gli Stati firmatari disposizioni comuni relative alla legge applicabile ai trust.

Dal punto di vista fiscale, l’istituto ha invece ricevuto la sua prima disciplina con la Legge Finanziaria 2007. Prima d’allora non esisteva una normativa specifica che disciplinasse il regime fiscale del trust.

Quando è nato il trust?

Si può dire che il trust sia nato nella Inghilterra medioevale quando, ai tempi delle crociate, i cavalieri in partenza per la Terra Santa lasciavano i propri beni in custodia  ad amici fidati che restavano in patria. Nel caso in cui il cavaliere non fosse tornato, i beni venivano trasferiti ai suoi successori, di solito il figlio maggiore,  o rimanevano in custodia a favore della sposa e dei figli, finché uno di quest’ultimi non raggiungesse la maggiore età.

Il termine inglese “trust”, “fiducia”, ricorda il sentimento alla  base di questa relazione.

Il fatto che i beni di alcune famiglie inglesi si siano tramandati di generazione in generazione, dal Medioevo ad oggi, senza uscire nell’ambito della stessa famiglia, è una testimonianza dell’efficacia del trust.

Molte famiglie di industriali nel mondo anglosassone, a partire dalla fine del ‘700, si sono servite del trust per rimettere ad un professionista di fiducia le questioni relative alle successioni di figli e nipoti alla guida della loro azienda e più in generale alla gestione ed alla destinazione del patrimonio personale ed aziendale.

Il trust, oggi  molto diffuso nei paesi di origine anglosassone, in Italia è ancora poco utilizzato.

In questo articolo vogliamo raccontarvi in breve come funziona un trust,  gli effetti ed i vantaggi,  portandovi la testimonianza di una famiglia storica che ha deciso di utilizzare il trust per tenere unito, gestire e  proteggere il proprio patrimonio, la famiglia Doria Pamphili attraverso un’intervista a Don Massimiliano Floridi, marito di Gesine Doria Pamphilj.

Proprio Don Massimiliano definisce il trust un “padre di famiglia che, come tale ascolta i  desideri espressi, nella “wish list” come si dice in inglese, valuta in totale autonomia se tali desideri sono legittimi e li assolve o meno tenendo cura di proteggere e salvaguardare i propri figli.”

Il trust è autonomo nelle proprie decisioni e come ribadisce Don Massimiliano: “Il bello di questa struttura è proprio la  fiducia reciproca. Il trust non si fonda su dei rapporti contrattuali di forza, e questo a me ha sempre stupito.”

Come funziona il trust?

Un trust si crea quando un soggetto, il settlor o disponente, trasferisce dei beni ad un altro soggetto, il trustee, che li deve amministrare, preservare e gestire a favore di altri soggetti, i beneficiari, ai quali il trustee dovrà trasferire i suddetti beni dopo un dato periodo di tempo, oppure nei confronti dei quali produrranno una utilità per il raggiungimento di un determinato fine.

In alcuni tipi di trust i beneficiari non sono indicati, si tratta dei trust di scopo, in cui il trustee deve agire in vista di una funzione predeterminata, per raggiungere uno scopo specifico.

Il trustee è investito del potere e onorato dell’obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre dei beni secondo i termini del trust e le norme particolari imposte dalla legge al trustee.

Può essere nominato un protector o guardiano, con il compito di vigilare sull’operato del trustee e con il potere di opporre l’esistenza del trust verso terzi.

La particolarità del trust sta nel fatto che l’affidamento dei beni viene attuato non attraverso un mandato ma mediante un vero e proprio trasferimento di proprietà per cui il trustee diventa legittimo proprietario dei beni fino all’esaurimento della sua missione.

Effetti del trust

L’effetto principale del trust è proprio,  da un lato la fuoriuscita dei beni dal patrimonio del disponente, dall’altro la segregazione o separazione dei beni nell’ambito del patrimonio del trustee cui i beni stessi vengono trasferiti.

Con l’atto di trasferimento in favore del trustee, il disponente si spoglia della titolarità dei beni trasferiti che quindi non fanno più parte del suo patrimonio, ma diventano parte del cosiddetto “patrimonio segregato” costituito dal fondo che fa capo al trust. I beni posti in trust risultano quindi sottoposti ad un vincolo di destinazione, poiché destinati al raggiungimento dello scopo prefissato dal disponente dell’atto istitutivo e ad un ulteriore vincolo di separazione poiché giuridicamente separati sia dal patrimonio residuo del disponente, sia da quello del trustee. Ciò comporta che i beni vincolati alle finalità del trust siano di fatto tutelati da tutti i possibili attacchi esterni in quanto, proprio per la loro struttura di “patrimonio segregato”:

  • non possono essere aggrediti da eventuali creditori del disponente, perché, a seguito del trasferimento al trustee non si trovano più nel patrimonio del disponente;

  • non possono essere aggrediti dai creditori personali del trustee, perché non rientrano nel suo patrimonio personale;

  • non concorrono alla formazione della massa ereditaria del trustee in caso di morte del medesimo;

  • non rientrano, ad alcun titolo, nel regime patrimoniale legale della famiglia del trustee;

  • non sono legittimamente utilizzabili per finalità divergenti rispetto a quelle predeterminate nell’atto istitutivo del trust;

  • non possono essere aggrediti dai creditori personali dei beneficiari fino a quando i beni inclusi nel fondo del trust non siano oggetto di attribuzione ai beneficiari stessi da parte del trust.

In sostanza, il patrimonio conferito al trust viene completamente “blindato” ed è  gestito esclusivamente dal trustee negli interessi del beneficiario.

Il trust è una delle soluzioni per mantenere unito il patrimonio e per risolvere problematiche legate ai passaggi generazionali, se vuoi sapere la modalità più adatta a te chiedici un “AUDIT”  https://www.mundobrit.com/brit-audit/: analizzeremo e valuteremo insieme la tua situazione.

Logistica: perchè è importante per il Cliente

La prima tentazione è di scrivere come titolo “perché è importante per il proprietario”, ma un secondo dopo averlo pensato sono sicuro che hai già indicato come target il Cliente!

Il Cliente è il punto di partenza e le domande che ti pongo sono:

  • il Cliente ha tutte le informazioni che gli servono per raggiungere la nostra dimora?

  • lo facilitiamo? come?

  • e se fa qualche errore come interveniamo per aiutarlo?

Tutto questo è “logistica” e … non siamo solo noi gli attori che giocano questa partita. Ci sono altri come:

  • il proprietario di una palina a cui possiamo aggiungere la nostra segnaletica;
  • i web di geo-localizzazione, come “viamichelin” (https://www.viamichelin.it/), che possono fornire diverse soluzioni ma che non tengono conto di modifiche “temporanee” al tracciato quali i lavori sul manto stradale, piuttosto che l’avvio di sensi unici e di nuove rotonde.
  • i web che ti danno le istruzioni in voce come Waze che possono non essere stati aggiornati all’ultima ora.

Ho sinora esaminato il territorio intorno alla nostra dimora, ma noi sappiamo bene che il nostro Cliente arriva da un luogo che può essere molto distante da noi e può aver utilizzato diversi mezzi di trasporto. Ne teniamo conto.

Ora però voglio prendere in considerazione il Cliente e la sua relazione con le mappe e la viabilità.

Sai che solo una persona su cinque ha buone capacità cognitive di orientamento? e che l’orientamento è una capacità cognitiva piuttosto carente perchè oramai la tecnologia, con i navigatori delle automobili, le cartine su Internet e gli smartphone che ci guidano in voce … hanno conquistato il territorio e noi eseguiamo le istruzioni. Se le istruzioni, per qualche motivo, mancano o peggio, sono errate, entriamo in un circuito diabolico che ci fa smarrire la strada!

Ho citato alcuni punti critici, non tutti, e te li risparmio, perché lo scopo di questo articolo è quello di darti un metodo che potrai applicare per migliorare l’esperienza di “arrivo a casa” del tuo cliente.

Questa esperienza è la prima nel tuo contatto concreto per cui “la prima impressione è quella che conta” e tu devi fare tutto ciò che serve per “rendere felice” il cliente, che potrà dire: “è la prima volta che arrivo a destino senza traumi, in orario, con i miei bagagli, allora si può fare !”

Il metodo che BRIT ha messo a punto si articola in 6 punti. Cominciamo.

Area di prossimità della nostra dimora

  • Disegna un cerchio di un paio di chilometri, prendi qualche foto e cerca di identificare i “nodi” di trasporto che sono presenti sul territorio: stazioni di metropolitane e fermate di autobus, accesso a nodi autostradali come le tangenziali, percorsi riservati alle biciclette, strade a senso unico
  • Identifica qualche edificio, facile da riconoscere, come un negozio sempre illuminato, un supermarket, un’edicola di giornali, un monumento, un edificio pubblico riconoscibile, una banca. Queste informazioni (prendi anche una foto) ti serviranno
  • Identifica la tua dimora con qualche attributo che sia visualizzabile nella mente del tuo cliente: una scalinata d’ingresso, una facciata speciale, una torre, una strada riservata per l’accesso, qualcosa che permetta al tuo Cliente di immaginare come sia fatta la dimora … anche se ha visto qualche foto, in quella particolare situazione di “panico”, quando non riesce a raggiungerti, le fotografie svaniscono nella sua mente !

Connessione viaria tra “partenza” ed “arrivo”

  • Non sappiamo se si tratta di qualche chilometro o di migliaia, ma dovresti conoscere l’ultimo mezzo con cui il Cliente ti raggiungerà e l’ultimo “nodo” logistico in cui cambierà il mezzo (è il nodo intermodale)
  • Rileva da mappe cartacee o digitali quale sarà l’ultima viabilità:
    • autostrada e automobile?
    • ferrovia e stazione ferroviaria con uso successivo di bus/navette o auto o taxi/uber?
    • aeroporto e successivo uso di uno o più mezzi, quali bus/navetta o treno/autostrada?

Quando “prendi in carico” il Cliente in arrivo

  • “Prendi in carico” il Cliente? Se sì, quando, cioè a partire da quale infrastruttura e mezzo di trasporto:
    • aeroporto + treno, auto, bus/navetta o taxi/uber;
    • autostrada + strada, arrivo in auto;
    • ferrovia + bus/navetta o auto o taxi/uber.

Informazioni al Cliente

  • Prepara una sezione “logistica” di informazioni, grafiche e visuali, per indicare al Cliente le diverse alternative per raggiungere la dimora e pubblicala sul web e su stampe cartacee come flyer, brochure
  • Puoi anche utilizzare viste da satellite sia cartografiche sia”reali”
  • Invia al Cliente via mail o whatsapp le istruzioni dettagliate per raggiungere la dimora

Progettiamo l’aiuto in situazioni di emergenza

  • Al Cliente fornisci sempre un numero di telefono mobile raggiungibile a partire da qualche ora prima dell’arrivo
  • Identifica, ex ante, almeno due riferimenti reali sul territorio come “punti di raccolta” del Cliente in emergenza, che siano facilmente raggiungibili e riconoscibili: una piazza, un monumento, un edificio, un nodo autostradale

Accoglienza nel punto di raccolta e trasporto “ a casa”

  • Predisponi un mezzo adatto all’accoglienza e trasporto del Cliente dal “punto di raccolta” alla tua dimora, e una persona preparata alla relazione in quella speciale situazione di disagio.

Abbiamo raccolto nella tavola 1, che segue, lo schema “Logistica dell’accoglienza BRIT”: Tavola1_Logistica dell’accoglienza BRIT_28 agosto 2018

Ti proponiamo di iscriverti alla Comunità BRIT,

https://www.facebook.com/groups/britcommunity/ dove potrai trovare altri tuoi “pari” che hanno affrontato questo tema; o di chiederci un’offerta per l’AUDIT: https://www.mundobrit.com/brit-audit, che ti aiuterà a diagnosticare la tua situazione di partenza e ad avviare una strategia di soluzione. Per qualunque informazione o domanda di approfondimento sul nostro Audit scrivici nome, cognome, e-mail e un tuo contatto telefonico nel form qui sotto. Ti ricontatteremo per concordare un appuntamento telefonico o in video conferenza dove risponderemo ad ogni tua curiosità.

@groups/britcommunity

Dimora mia quanto mi costi!

Quando parliamo a qualche proprietario di un immobile storico la prima cosa di cui si lamenta è che gli costa troppo.

Costi per che cosa? Troppo rispetto a cosa? Di quali cifre stiamo parlando esattamente?

Appena fai qualche domanda più specifica sugli ordini di grandezza di costi ed investimenti, normalmente si ammutoliscono.

La maggioranza dei proprietari ha delegato tutto al proprio commercialista, non guarda gli estratti conto, non compila gli F24 e dichiara serenamente che preferisce non occuparsi di queste cose.

I timori sono comprensibili ma la cosa migliore per iniziare a frenare l’ansia che blocca qualunque ragionamento prima di un intervento, è quello di iniziare a guardare i numeri.

IL CENSIMENTO DEI COSTI DI MANUTENZIONE

Per fare un po’ di chiarezza ci viene in aiuto un interessantissimo censimento fatto dal team guidato dal prof. Luciano Monti dell’Osservatorio economico internazionale della Fondazione Bruno Visentini. 

Questo studio è stato avviato nel 2015, su richiesta di  ADSI – Associazione delle Dimore Storiche Italiane e realizzato con la collaborazione dell’Istituto Italiano dei Castelli. Monitora i costi medi annui che i proprietari (privati) di Ville, Palazzi, Borghi e Castelli vincolati sostengono per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Lo studio riferisce che:

  •  beni immobili privati vincolati in Italia (registrati in Catasto con le categorie A/1, A/8 e A/9) sono 31.495;
  • nel decennio 2005-2014 i loro proprietari hanno investito 33,1 miliardi di Euro in opere di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Come illustra in modo molto chiaro la tabella n.1, le spese medie annue per le manutenzioni ordinarie si attestano su questi valori:

  • 10.000 € per Borghi e immobili di tipologie meno ricorrenti;
  • 24-26.000 € Castelli, Rocche, Torri e Palazzi in aree urbane;
  • 35.000 € per le Ville.

Per ciò che concerne la manutenzione straordinaria, invece, i costi sostenuti in media annualmente si attestano sui :

  • 60.000 € – 75.000 € per Borghi, Castelli e Ville;
  • 80.000 – 90.000 € per Rocche, Torri e Palazzi.
Tabella 1 – Studio Fondazione Visentini 2015

Nella tabella n. 2 si riporta un’analisi comparativa degli stessi indicatori eseguito nel 2017 sulla base dei dati del 2016. Si può notare come per Ville e Castelli ci sia stata una contrazione degli investimenti in manutenzione straordinaria di quasi il 40%.

I Palazzi resistono, incrementando gli investimenti quasi del 2%, a seguito di un fenomeno molto rilevante collegato all’uso del bene.

Tabella 2 – Studio Fondazione Visentini 2017

Come si può notare dalla tabella 3 gli investimenti in manutenzione ordinaria e straordinaria sono stati fatti principalmente in immobili a destinazione commerciale o mista commerciale ed uso privato.

Tabella 3 – Studio Fondazione Visentini 2017

Le cifre di questo studio sottolineano che chi ha l’onere o l’onore di possedere un bene storico posto sotto tutela, si trova a dover gestire valori importanti. Sono perciò necessarie capacità, competenze, visioni e strumenti da imprenditore.

Gestire questi beni è un lavoro e una grande responsabilità. Non lo si può fare nei ritagli di tempo.

Non ci si può improvvisare. Il rischio è quello di soccombere nei debiti o distruggere un patrimonio che rappresenta valori identitari importanti anche per la comunità.

Se anche tu possiedi un bene storico da poco tempo e non sai da che parte cominciare per prendertene cura, richiedi il nostro Audit BRIT.

Analizzeremo a fondo la tua situazione e troveremo insieme il percorso più adatto alle tue esigenze di valorizzazione e gestione dei tuoi beni storici.

Per qualunque informazione o domanda di approfondimento sul nostro Audit scrivici nome, cognome, e-mail e un tuo contatto telefonico nel form qui sotto. Ti ricontatteremo per concordare un appuntamento telefonico o in video conferenza dove risponderemo ad ogni tua curiosità.